Crossbreeding? Se il dibattito si sposta dall’ideologia ai dati ne hanno tutti da guadagnare

Solo un matto – o un ubriaco – di fronte a un incrocio, schiaccerebbe l’acceleratore al massimo per sfrecciare con la sua auto, facendo finta che l’incrocio non esista.

 

Tanto più se si trovasse a percorrere una strada piena di buche e ostacoli e l’auto che ha sempre guidato, e la strada che ha sempre percorso, forse richiedono un approccio diverso, mettendosi un po’ in discussione.

 

Questo quando si è al volante di un auto.

 
Al contrario, quando l’approccio all’incrocio è inteso come ipotesi di destinare una parte più o meno consistente della mandria dalla riproduzione in purezza al crossbreeding, le reazioni sono spesso tutt’altro che lineari, oggettive.

 

Per tornare all’esempio dell’auto, della strada, delle buche, è come si si continuasse a premere l’acceleratore senza nemmeno guardare se ci sono vie laterali da iniziare a percorrere.

 

È uno di quei capitoli dove il confronto laico basato sui dati lascia spesso il posto a dispute ideologiche e a pregiudizi inattaccabili.

 

Dogmi e censure al posto del confronto e dall’analisi.

 

Con la conseguenza di impoverire il dibattito tecnico e privarlo di elementi importanti, particolarmente interessanti in uno scenario dove saranno sempre più centrali temi come la riduzione dei costi, il miglioramento della sanità della mandria, la diminuzione delle spese in farmaci, l’aumento dei tempi di permanenza in stalla delle bovine e così via.

 

Punti fondamentali, perché l’allevamento di domani (e anche già di oggi) o sarà così o scomparirà.

 

La nebulosità del dibattito tecnico sul crossbreeding fa sì che molti allevatori vadano un po’ per conto loro, facendo più sbagli che scelte azzeccate. Così, almeno, la pensa un allevatore bresciano da cui sono stato recentemente. Nella sua stalla di circa 420 vacche in lattazione il crossbreeding interessa circa il 15% dei capi.

 

“Riguardo all’incrocio – dice – bisogna partire con le idee chiare e appoggiarsi a tecnici esperti con i quali impostare un lavoro ad ampio respiro, individuando le razze più indicate e lo schema più adatto.

 

Si deve avere un obiettivo e non fare l’incrocio tanto per provare, magari scegliendo i tori più economici e non adatti alle vacche su cui si usano. Bisogna invece considerare che l’incrocio non è un sistema per spendere meno con la dose del toro: bisogna invece usare ottimi tori.

 

Tori che abbiano caratteristiche tali da correggere i punti negativi della vacca su cui vengono usati, allo steso modo con cui ci si comporterebbe con le fecondazioni in purezza. E, in generale, mai usare tori che non siano buoni a mammella e a latte.

 

Certo, bisogna accettare un passo indietro quanto a morfologia, ma il sacrificio è compensato dai vantaggi: ottima resistenza degli animali, bassissimo costo per farmaci, fertilità, produzione di latte appena inferiore, titoli del latte, bassa incidenza di mastiti, lattazioni in più”.

 

Ora, è vero che sulle nostre strade gli incroci si sono praticamente estinti, sostituiti dalle rotonde spartitraffico, ma questo non significa che si debba far finta che l’incrocio non esista anche tra chi produce latte.

 

Liberissimo ognuno poi di fare quello che preferisce, ma è sempre meglio scegliere conoscendo le alternative piuttosto che scegliere per partito preso.

 

Quando il dibattito si sposta dall’ideologia ai dati ne hanno tutti da guadagnare.

 

 

2 bella teste incrocio

 

 

2 risposte a "Crossbreeding? Se il dibattito si sposta dall’ideologia ai dati ne hanno tutti da guadagnare"

  1. “Incrocia e poi puoi anche smettere di sistemare le cuccette, mai più pareggi alle vacche, i calori ma lascia perdere si auto ingravidano, le mastiti neanche a lasciarle nella merda fino al collo!”
    Se qualcuno ha detto testualmente così, era in malafede. E chi ci ha creduto, era ingenuo. Se Vanna Marchi dice che un vasetto di sale sulla mensola tiene lontano il cancro, è un problema di lei che lo dice , ma anche di chi si indebita per pagarle il sale.
    Comunque, le chiacchere sono tutte buone uguali, i dati scientifici sono altra cosa. Per una rapida (ed aggiornata) occhiata : https://pubs.ext.vt.edu/404/404-094/404-094.html
    Qui si parla di diverse esperienze di crossbreeding in USA, ma in nessun caso il latte è “la metà del latte delle holstein”.

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  2. Il problema più grande degli incroci sta nel fatto che sono stati venduti come la panacea di una gestione pressapochista della stalla che purtroppo in Italia e’ ancora molto diffusa. Incrocia e poi puoi anche smettere di sistemare le cuccette, mai più pareggi alle vacche, i calori ma lascia perdere si auto ingravidano, le mastiti neanche a lasciarle nella merda fino al collo! Poi quando ti trovi in stalla primipare incrociate in 3 o 4 generazione che fanno la metà del latte delle holstein, la colpa è tua allevatore che non hai usato i tori giusti sulle vacche giuste! Ma per piacere…..

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