Longevità? C’è un segmento che fa la differenza

 

Parliamo di longevità.  A farlo non sarò io, ma una allevatrice da cui sono stato non molto tempo fa e di cui riporto alcuni spunti.

 

 

Ho ritrovato alcuni appunti e mi sembrano interessanti, forse meritevoli anche di uno spazio più illustre di questo futile Blog.

 

 

Comunque, ecco qua.

 

 

Quando si parla di longevità – mi diceva – dobbiamo intenderci. Il rischio è quello di confondere piani diversi della questione. Non ha senso, in una mandria produttiva, avere vacche che stanno molti anni in stalla. Avrà un senso affettivo, magari, ma non economico. Se guardo ai numeri ho bisogno di un ricambio frequente di animali, così da tenere solo quelle bovine che rendono oltre una determinata soglia, al di sotto della quale è più conveniente sostituirle.

 

 

Certo – continuava – non posso farlo se ci sono problemi di fertilità, se ho poca rimonta, e, soprattutto, se ho molta riforma involontaria. Allora devo tenere tutto quello che c’è, semplicemente perché non ho alternative.

 

 

Anche quelle vacche che, a conti fatti, mi rappresentano una perdita economica.

 

 

 

Quindi, tornando alla longevità, quello che a me interessa non è il dato complessivo, bensì un particolare segmento di longevità: quella dei primi mesi di lattazione, quando maggiori sono i rischi di dovere eliminare delle vacche.

 

 

Una volta ridotti i problemi qui, ridotta di conseguenza l’incidenza della riforma involontaria, potrò aumentare il livello della riforma volontaria, stabilendo di volta in volta soglie sempre più ambiziose, con il risultato di un incremento continuo della produttività della stalla.

 

 

Il dato complessivo della riforma nella mia stalla sarà ancora alto – spiegava – ma c’è una bella differenza tra subirlo e, invece, farlo diventare un’opzione manageriale.

 

 

Il discorso fila liscio in teoria, ma nella pratica ogni allevatore sa quanti problemi possono sorgere e compromettere la permanenza in stalla di una bovina, anche passato il periodo più critico: mastiti, traumi… Quindi il dato della riforma involontaria si potrà controllare, diminuire, ma sarà sempre una spina nel fianco.

 

 

Ma anche qui – osservava la mia interlocutrice – si può fare qualche ragionamento economico, collegato al precedente, e che si collega a un altro elemento poco considerato nelle nostre stalle: il valore di una vacca a fine carriera.

 

 

Se si ha presente anche questo dato tutto il discorso sul senso di tenere o meno una bovina in stalla e quando riformarla si arricchisce di nuovi dettagli, che non escludono (anzi, comprendono) valutazioni su genetiche in grado di dare generosi soggetti a fine carriera.

 

 

Perché il valore di una vacca di scarto in buone condizioni può coprire una parte non disprezzabile del costo sostenuto per la produzione (o l’acquisto) di una manza.

 

 

Consideriamo inoltre la qualità genetica probabilmente superiore della manza e il suo livello produttivo verosimile, e, ancora, che dopo tre-quattro lattazioni ben fatte è probabile che possano manifestarsi dei problemi riproduttivi, sanitari, con abbassamento della produzione (se non perdita), costi per il trattamento, rischio che l’animale muoia in stalla o che, anche che per il rispetto dei tempi di sospensione del farmaco, in caso di macellazione d’urgenza si annulli completamente ogni suo valore economico (diventando, anzi, un costo supplementare).

 

 

Ebbene alla luce di tutto questo – è la conclusione – è meglio riformare una vacca alla fine della terza lattazione, anche se ancora in buone condizioni, per sostituirla con una manza.

 

 

Siete d’accordo? Non siete d’accordo?  Come sempre non c’è una risposta univoca.

 

 

Ma certamente giusto è il metodo: si fa una cosa o se ne esclude un’altra, alla base di un calcolo, che presuppone la chiara conoscenza di ogni costo.

 

 

5 AREA MANZE GRAVIDE SU CUCCETTE

 

 

2 risposte a "Longevità? C’è un segmento che fa la differenza"

  1. Sono d’accordo se si da per scontato che una vacca arriva oltre i tre parti in non buone condizioni.
    Non vorrei, però, che tutte queste argomentazioni fossero un “giustificare” il fatto che non si riesce a far invecchiare le vacche . Una cosa che ho imparato è che le vacche sono sempre vacche, dal sud Africa al Labrador, dall’isola di Vancouver alla Tasmania. Se io mungessi in stalla solo primipare, o quasi, farei oltre il 30% in meno di latte, oltre al fatto che dovrei rinunciare ai ricavi della vendita da vita degli animali. Io ho 20kg di latte sulle primipare e 30 kg sulle terzipare e oltre.Questo per la mia razione basata quasi totalmente su foraggi, pascolo 6/7 mesi, fieno i restanti. Vi prego di non dirmi noi siamo in pianura padana e ci vuole il mais perche è proprio li che col pascolo si riuscirebbe a produrre a 15 centesimi al litro.

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  2. Concordo al 100% con l’allevatrice! Anche perché vendere una manza gravida per tenere in stalla sua madre è un’ assurdità visto il prezzo delle manze gravide che con copre i costi di allevamento delle manze stesse.

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