Prato-paddock per le asciutte? Il pezzo di terra che rende di più

 

Vale la pena dedicare un terreno a disposizione dell’azienda non alla produzione di foraggi o colture ma alla creazione di un prato-paddock?

 

Chi lo ha fatto dice di sì.

 

Questo, ad esempio è quello che sottolinea questo allevatore bresciano che da un paio d’anni ha smesso di coltivare un’area marginale contigua alla stalla e l’ha trasformata in un prato-paddock per le asciutte.

 

E quello che, da allora in poi, ha risparmiato per il crollo dei problemi post parto, ha reso questo terreno il più redditizio tra tutti quelli a disposizione.

 

Torniamo alle asciutte e a cosa è cambiato con la creazione del prato-paddock.

 

Mentre prima le vacche a fine asciutta venivano spostate nel box parto, dove partorivano, adesso fanno tutta l’asciutta nello stesso recinto con prato-paddock annesso.

 

In genere partoriscono all’aperto.

 

Per il parto la bovina va a cercarsi un luogo appartato e tranquillo e qui partorisce.

 

Tutto è più veloce, dice l’allevatore: la durata del parto, l’espulsione della placenta, il recupero della vacca dopo il parto.

 

Sicuramente ha una grande importanza la ginnastica funzionale nei due mesi di movimento, ma c’è un qualcosa di non strettamente definibile, spiega l’allevatore, se non generalmente come benessere, fatto di comportamenti, atteggiamenti degli animali che in stalla non è possibile vedere.

 

Che tutto ciò abbia una correlazione con l’ottimale preparazione al parto è indiscutibile.

 

Tra le prove il fatto non di poco conto che, da quando la stalla si è dotata del prato-paddock, nessuno ha più dovuto alzarsi la notte per un parto che andasse per le lunghe.

 

Adesso i vitelli l’allevatore se li trova nati la mattina seguente, che succhiano il latte dalla madre.

 

Ancora un dettaglio. Nelle parcelle del prato-paddock non ci sono punti abbeveratoi.

 

Questo, sottolinea l’allevatore, per evitare che ci siano bovine che si “scordino” di rientrare in stalla, trovando fuori erba e acqua.

 

Ma questa è una eventualità non desiderabile, dato che le bovine non avrebbero un razionamento razionale.

 

E per il prossimo futuro?

 

L’obiettivo è quello di rendere ancora più efficiente il sistema prato-pascolo, aumentando la superficie per le asciutte, con una suddivisione in più parcelle e di realizzare una cosa analoga per il settore delle vacche in lattazione.

 

Qui, però, anche perché non c’è tantissima superficie a disposizione, l’idea è quella di fare un’area a che non sia sempre accessibile da tutte le vacche, ma, grazie a dei cancelli separatori smart all’uscita dalla sala di mungitura, lo sia solo per un piccolo numero di vacche definite: ad esempio tutte le fresche fino a una certa data dal parto, o quelle che di volta in volta si ritiene possano trarre vantaggio da una fase di accesso al prato-paddock.

 

In questo modo si potrebbero mantenere molti dei vantaggi dell’accesso al pascolo senza dover dedicarvici una superficie troppo grande.

 

Insomma: il paddock-pascolo come jolly per gruppi mirati di vacche.

 

 

al pascolo paddock.jpg 

e24987c5-ea00-4351-a90a-483072949aeb.jpg

 

parcella delimitazioni.jpg