Un decalogo per l’allevamento a sola erba

 

Erba tutto l’anno, o quasi.

 

Questa la regola per chi sceglie il pascolo razionale come criterio di allevamento.

 

Non molti, in verità, ma un gruppo motivato e puntiglioso, che sta creando anno dopo anno un bagaglio di esperienza condivisa il cui valore è per il presente ma, credo, soprattutto proiettato nel futuro.

 

Certo, resterà sempre una nicchia, ma una nicchia che ha tutte le carte in regola per andare incontro alla domanda crescente di un allevamento a basso impatto, sostenibile, con tanto benessere animale, bassa rimonta, etica ed estetica.

 

Non solo. È un tipo di allevamento che richiede un minimo investimento di capitale (e bassissima dipendenza da mutui bancari a scadenza fissa), un parco macchine azzerato o quasi, costi diretti e indiretti ridotti al minimo, abbattimento della necessità di manodopera.

 

Una finestra di opportunità, quindi, anche per esperienze ex novo, di volenterosi – o sognatori – con tanta volontà e poco capitale.

 

Di recente ho incontrato uno di questi allevatoritotal-grass e l’occasione è stata utile per un interessante ripasso di alcuni punti chiave.

 

Li riprendo senza pretesa di scientificità.

 

  • Parcelle di pascolo: è fondamentale che si abbia sempre un equilibrio tra carico di animali e superficie. Il sistema è dinamico: il pascolo nutre le bovine che a loro volta “nutrono” il pascolo. Nei mesi più caldi è bene che ci sia un’area ombreggiata nella parcella di pascolo, magari mobile, su ruote, da spostare quando viene occupata una nuova parcella.
  • Le bovine: servono animali che camminino, si muovano, con temperamento e attitudine al pascolo. Bovine che riescano a sfruttare al meglio l’erba che assumono, con produzioni che oscillino poco anche con una inevitabile variabilità del pascolo.
  • L’abbeveratoio: è fondamentale che sia posizionato in un punto facile e sia accessibile senza fatica. Questo vale soprattutto per l’estate. Altrimenti il rischio è che le bovine bevano meno di quanto dovrebbero.
  • Mosche e tafani: servono animali resistenti, altrimenti è un problema.
  • Incroci e carne: date le minime necessità di rimonta va considerata l’eventualità di produrre incroci per l’ingrasso, abbinando al latte una filiera di produzione anche di carne con animali al pascolo. Ovviamente questo richiede una verifica delle parcelle di pascolo a disposizione.
  • Parcelle di soccorso: è bene considerare un certo numero di parcelle di pascolo di soccorso, nelle quali gestire il pascolo o la crescita di erbai mirata allungamento della stagione di pascolo o al soccorso per situazioni di siccità.
  • Pianura irrigua: non è vero che non è cosa da pascolo. Può, anzi, essere ancora più vocata, con prati permanenti e foraggere mirate al pascolamento. Grazie all’irrigazione i ricacci e la produzione di erba possono essere notevoli.
  • Integrazioni: non dare integrazioni (con concentrato) al pascolo, per evitare che le bovine si aspettino “l’aiutino” e pascolino di meno. Le integrazioni possono essere date alla mungitura.
  • Gradualità: prima dei mesi invernali con alimentazione a fieno e della primavera con il ritorno all’erba dimezzare la presenza sul pascolo delle bovine (con erba a disposizione al pascolo e fieno in stalla) per abituare il rumine al cambio di alimentazione.
  • Parti: serve una stagionalità dei parti senza code e ritardi, per avere tutto il gruppo di animali nella stessa fase di lattazione, con identiche esigenze alimentari e per semplificare la gestione.

 

Naturalmente c’è poi tutta la questione della valorizzazione del latte prodotto, la copertura dei mesi in cui non c’è latte, la commercializzazione a un prezzo remunerativo di quanto di si produce a sola erba, la creazione di reti di produttori, di marchi, di protocolli condivisi.

 

Qui la sfida è grandissima. Dire che sia facile sarebbe molto, molto lontano dal vero. Altrettanto però sarebbe dire che è impossibile.

 

2 pascolo reggiane.JPG

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