Meno braccia, più cervello: è questa la nuova stalla

 

Quando si scrive, si dice, si spiega che le aziende (da latte, ma non solo), per stare sul mercato dovranno spingere al massimo la produttività, si dice, in fondo, una cosa ovvia.

 

 

Tuttavia con meno enfasi del dovuto, a mio modo di vedere, si tratta il tema del personale e di come, attraverso la qualità del personale passi ogni possibile miglioramento.

 

 

Tutto il resto è secondario, nel senso che non c’è prodotto, non c’è protocollo, non c’è idea che non debba essere tradotta in latte da chi lavora in stalla.

 

 

La cruda realtà è che nelle stalle italiane, la manodopera è uno dei fattori limitanti, in maniera sempre più critica.

 

 

Pesa la mancanza di figure qualificate, in grado di inserirsi in un processo produttivo complesso come è una stalla da latte in maniera proattiva, capaci cioè di gestire il problema al momento ma, soprattutto, prima che esso si manifesti.

 

 

Personale, cioè, in grado di inserirsi in azienda condividendo obiettivi e finalità, mettendoci del proprio in termini di creatività e passione, più collaboratore che dipendente, col quale condividere, eventualmente, anche i benefici economici legati a un percorso virtuoso della stalla.

 

 

Molto più frequentemente l’offerta è di manovalanza, di esecutori, che costringono il titolare a una continua revisione, occupando energie fisiche e mentali che potrebbero essere impiegate altrove. Senza dimenticare la questione ferie, sostituzioni, assenze che, nel caso di lavoratori stranieri, comporta periodi anche molto lunghi di supplenza da gestire.

 

 

Nel primo caso l’azienda può crescere e migliorare, nel secondo – che è però la situazione ordinaria – è molto più difficile.
Ma quando una stalla lavora su livelli di eccellenza, il bisogno di personale del primo tipo diventa imprescindibile perché l’eccellenza del risultato poggia su equilibri molto delicati, facili da rompere se solo una rotella dell’ingranaggio smette di girare in maniera sincrona.

 

 

Da qui l’opzione strategica: ridurre il personale in stalla ai minimi termini grazie all’automazione massiccia di tutto ciò che richiede lavoro manuale e ripetitivo (mungitura, unifeed).

 

 

Così facendo si libera tempo da investire in maniera più proficua per gestire al meglio la stalla (ad esempio capitalizzando la mole di informazioni che l’automazione mette a disposizione) o per essere meno legati alla “schiavitù” di orari e operazioni che si ripetono ogni giorno a orari tassativi, ritagliandosi spazi per la famiglia e lo svago, spazi comunque indispensabili per lavorare poi al meglio.

 

 

Ma meno personale necessario significa anche la possibilità di essere più stringenti nella scelta del candidato, puntando a profili diversi del semplice esecutore acritico di mansioni: l’offerta di un ambiente di lavoro tecnologico e stimolante è una possibilità per chi – italiano o straniero – voglia crescere e dimostrare il suo valore.

 

 

Collaboratori ai quali si può chiedere molto e dare molto.

 

 

L’automazione crescente richiede un cambiamento nelle figure professionali necessarie nelle stalle: meno braccia, più cervello funzionante.

 

 

6 ufficio monitor stalla.jpg

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