Dall’erba al latte, senza compromessi

 

Erba. Pascolo. C’è chi pensa che si possa riprendere un sistema di allevamento talmente antico da diventare quanto di più moderno si possa immaginare, per rivolgersi al consumatore post moderno, che costituisce una nicchia dal significato economico tutt’altro che trascurabile.

Ma chi è il consumatore post moderno? Non è quello che gira con i risvoltini ai pantaloni che arrivano al polpaccio (ma forse, anche) ma è attento alla moda, alle tendenze, passa il tempo sullo smartphone e rinuncerebbe a un litro del suo sangue, ma non a un giga della sua accessibilità a internet.

Colto, viaggia molto, vive soprattutto in città, spende con una certa facilità per cibi e bevande e ha una certa ossessione sui contenuti salutistici delle medesime.

Non è vegano, nemmeno vegetariano (anche se non si escludono invasioni di campo), ma preferisce senza dubbio le produzione biologiche; non è un esperto, ma ha una certa famigliarità con le tematiche di nutrizione ed è in grado di leggere le etichette.

Non disdegna l’estetica e valuta anche con gli occhi quello che deve comprare.

Infine, pur essendo totalmente reciso da generazioni il suo legame con il mondo rurale ha una certa nostalgia ancestrale sull’equilibrio e l’armonia della produzione agricola e zootecnica del passato. Inconsciamente la cerca ed è disposto a pagare quando pensa di riconoscerla in un prodotto.

Questo modello di consumatore va tenuto in considerazione, perché è una nicchia che può dare soddisfazioni.

Certo bisogna avere il prodotto adatto.

Quello che pensa di avere questo allevatore lodigiano (di pianura irrigua, dettaglio non da poco), che ha rimesso in attività un’azienda da latte su basi talmente antiche da essere addirittura oltre la modernità: razza Guernsey, pascolo, alimentazione con sola erba o fieno, parti stagionali, produzioni dimezzate (e anche di più) rispetto agli standard, vendita del latte a domicilio dopo la pastorizzazione e l’imbottigliamento in azienda, nessuna omogeneizzazione, con la panna che affiora, come una volta.

Colore del latte che, ovviamente, non è costante e non è bianco. Tanta ricchezza in beta carotene, antiossidanti naturali, CLAcaseina A2, rapporto omega 6-omega 3 ottimale.

Certificazione biologica, ovviamente, con allo studio ulteriori incursioni verso forme ancora più severe di certificazione.

Vendita del latte a 2 euro la bottiglia, consegna alla sera, quando il consumatore post moderno rientra a casa dal lavoro, previo accordo via sms.

L’esperienza è ancora nelle fasi iniziali, con poco meno di un anno di rodaggio e ancora tanto da fare per crescere numeri e penetrazione e decidere se si tratta di un’illusione o l’inizio di una storia di successo.

Certo non una cosa per tutti. Anzi, visti gli ingredienti, per pochi, forse pochissimi. Ma l’assalto alla nicchia (o, meglio, alla nicchia della nicchia in questo caso) premia chi arriva primo. Per riuscirci bisogna partire per tempo e crederci.

 

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