Impariamo dai maestri: la regola di Arthur Fonzarelli

 

Molti si ricorderanno Arthur Fonzarelli, meglio noto come Fonzie. Altri, troppo giovani per aver potuto seguire giorno dopo giorno le vicende di Happy Days, no. Pazienza, peggio per loro.

 

Il personaggio in questione, tra le particolarità degne di nota, aveva una agendina sulla quale segnava i numeri di telefono di un numero sterminato di ragazze.

 

Non che egli avesse problemi di compagnia, anzi. Il personaggio in questione vantava un fascino irresistibile per la controparte di genere (è vero, erano tempi barbari nei quali non si consideravano le tante varianti di oggi: aveva solo ragazze).

 

Detto ciò, quale è il punto?

 

Semplice: anche se si ha successo, anche se quello che si fa vende, anche si ci sono buone prospettive che ciò continui… è necessario, anzi, obbligatorio, lavorare per avere sempre pronto all’occorrenza il piano B.

 

Anzi, è proprio quando la nave va a gonfie vele, quando la strada davanti è in discesa, che si deve seriamente e concretamente elaborare un piano B. E magari, più d’uno.

 

Proprio come il grande Fonzie che non stava certo a cullarsi sugli allori del successo momentaneo ed arricchiva – pur non necessitandone – la sua agendina di nomi e numeri telefonici, per avere sempre disponibile l’alternativa, qualora la necessità lo imponesse improvvisamente.

 

Il piano B è una necessità e, sicuramente, non c’è situazione migliore per prepararlo ed elaboralo che quando la situazione A sta andando perfettamente. Solo così si ha la lucidità e la serenità per farlo, senza l’ansia di doverlo elaborare in fretta e furia sotto l’incalzare degli eventi avversi.

 

La stalla che ha sempre lavorato in un certo modo, con una certa produzione, con una certa genetica, con un certo piano foraggero, con un certo acquirente, con un certo sindacato, con un certo fornitore, con un certo veterinario, con un certo nutrizionista … eccetera… eccetera…

 

Davvero non ha alternative a tutto questo? Davvero è tutto ottimale? Davvero non c’è possibilità di avere/fare meglio?

 

Davvero  non servirebbero tanti piani B per sostituire alle bisogna uno o più passaggi ritenuti invece, quasi come fossero i Comandamenti, incisi della pietra e immutabili?

 

Certo la routine e la ripetizione sono utili e pratici, ma non sempre si dimostrano la cosa migliore col passare del tempo. Non sempre, ad esempio, sotto l’incalzare di condizioni di mercato che cambiano, di condizioni climatiche estreme, di marginalità rischiose, di nuove figure di consumatori e nuove correnti di pensiero che si fanno – o si faranno – norma, l’insieme di scelte e decisioni che hanno fatto da strutture portanti del lavoro di decenni si dimostrano ancora le più azzeccate.

 

Non è necessario per forza cambiare tutto, ovviamente. si può, anzi, non cambiare alcunché. Basta cominciare a rivedere, segmento dopo segmento, tutto ciò che costituisce la gestione dell’azienda, dal campo alla vendita del prodotto, e cominciare a valutare se non esista un Piano B applicabile a questo o quel passaggio.

 

Si può tenere ogni piano B di scorta, perfezionarlo, valutarne gli effetti in altre realtà dove quella decisione è già stata presa.

 

Ma al momento in cui si capisce che è necessario un cambio si è già pronti e operativi, senza dover improvvisare nel momento della difficoltà.

 

Come i nomi sull’agendina di Fonzie.

 

fonzie.jpg

 

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