Giù per il tubo

 

 

In questa azienda è stato adottato il sistema delle calate.

 

 

È una delle circa 200 aziende in Italia in cui è presente.

 

 

È un sistema per l’alimentazione delle bovine che prevede la distribuzione di un mangime appositamente formulato a intervalli regolari; le calate (una serie di tubi, le calate appunto, collegate ognuna a un dosatore volumetrico) ne rilasciano quantitativi definiti direttamente in mangiatoia.

 

 

In abbinamento fieno a volontà sempre a disposizione.

 

 

È un metodo che abbina economicità di impianto e di esercizio, versatilità, adattamento a differenti realtà, grande riduzione delle necessità di manodopera. Si semplifica molto anche la gestione della campagna e la necessità di attrezzature: chi lo adotta, in genere, produce solo fieno e abbandona gli insilati, silomais in primis.

 

 

È un sistema dunque che automatizza l’alimentazione delle bovine pur essendo concettualmente e concretamente lontanissimo dal robot per l’unifeed.

 

 

Un sistema che porta a una vera rivoluzione nel tradizionale schema di produzione del latte basato sull’asse silomais-carro-unifeed.

 

 

Semplificazione che non esclude l’abbinamento con forme di automazione più sofisticate: è il caso di questa stalla dove un robot c’è, ed è quello per la mungitura, a dimostrazione che il sistema delle calate può convivere ottimamente con il robot di mungitura, garantendo una semplificazione gestionale decisamente interessante.

 

 

Il sistema delle calate di mangime non è semplicemente una attrezzatura inserita in stalla per semplificare una data operazione, bensì un cambiamento che abbraccia tutta quanta la gestione, a partire dalla campagna.

 

Qui fino al novembre scorso il sistema di alimentazione adottato era quello classico con unifeed preparato quotidianamente e basato su una quota importante di insilato di mais.

 

 

Essendo, di fatto, un sistema che non prevede uso di insilati, porta a una revisione profonda dei piani colturali adottati e delle necessità di parco macchine.

 

 

Nel caso specifico di questa azienda, dopo decenni di silomais, per la prima volta nel 2018 si cambia radicalmente produzione. Il nuovo indirizzo prevede per il 50% dei terreni disponibili la trasformazione in prati stabili; il restante 50% è destinato a loietto e, per la parte irrigua, dopo loietto si seminerà una foraggera estiva.

 

 

L’obiettivo, infatti, è quello di massimizzare la produzione di fieno aziendale, perché proprio il fieno è la colonna portante del sistema e un’azienda deve mettersi in condizione di averne il più possibile.

 

 

Convertirsi alla produzione di fieno e abbandonare la coltivazione di tutto il resto, soprattutto del mais, porta a una serie di conseguenze dirette di non poco conto. Si abbattono i costi di produzione e le ore di lavoro necessarie, avendo così più tempo per la gestione degli animali, oltre a migliorare la qualità della vita propria con qualche ora in più di tempo libero.

 

Fare solo fieno riduce drasticamente anche le necessità del parco macchine cosa che si traduce in costi di ammortamento e di gestione nettamente inferiori da sostenere. Non servono più nemmeno le trincee, che in alcuni casi sono state riadattate ad altro con soluzioni fantasiose.

 

 

4 calate in serie  copia.JPG