Produzione a 305 giorni: non è che va a privilegiare le vacche meno fertili?

 

Scopo di questo spazio è quello di raccogliere spunti e osservazioni da buttare sul tavolo da biliardo del dibattito per provare a suscitare commenti e confronti, con la massima apertura a smentite e pareri contrari. Ogni tanto lo ripeto, per prevenire le lamentele di chi vive di dogmi.
Vale per ogni ambito, figuriamoci se non può valere per quel che riguarda la selezione.

 

A questo riguardo ripropongo ad ampio raggio le osservazioni di un amico del settore, che riguardano il dato della produzione a 305 giorni e certi suoi effetti.

 

Vediamo.

 

Mi dice: se tu prendi due vacche e ‘tagli’ la loro produzione a 305 giorni – che poi è quello che si fa abitualmente – inevitabilmente tendi a privilegiare quella che al 305° giorno ha realizzato la maggior produzione di latte.

 

Tuttavia, e questo è il punto, non si tiene conto dello stato di gravidanza.

 

Per esempio, quella che ha fatto un po’ meno latte potrebbe essere pronta per andare in asciutta; quella che sta facendo più latte potrebbe essere lontana dall’asciutta di 3 o 4 mesi.

 

Quindi – mi spiega – se noi guardiamo la sola produzione a 305 giorni, senza includere lo stato di gravidanza della bovina, che è quello che hanno fatto tutti quanti nel mondo fino ad ora, selezioniamo, è vero, per gli animali più produttivi ma, dall’altra parte, selezioniamo in mezzo a questi anche per gli animali meno fertili.

 

Per dire, estremizzando: una vacca che al 305° giorno è ancora vuota, ma ha fatto 130 quintali, viene preferita rispetto a una che al 305° giorno è gravida di 4 mesi, ma che ha fatto 10, 15, magari 20 quintali di latte in meno, perché non si tiene conto dello stato di gravidanza.

 

Ergo, la domanda che pone (e io giro) è: ma la previsione a 305 giorni è ancora lo strumento o il dato, così come è, su cui dovremmo basare gli indici e le decisioni?

 

 

testa bovine attivometro