Il fieno è fatto, trinciato e poi messo in trincea (sottovuoto o quasi)

 

 

Parliamo di fieno e, fin qui, niente di strano.

 

La cosa particolare però che ho trovato in questa azienda riguarda il modo di farlo, questo fieno.

 

Già, perché questo allevatore usa un criterio particolare.

 

Utilizza un miscuglio di varie foraggere (frumento, orzo, triticale, segale, avena, loietto) che gli garantisce una buona finestra di lavoro allo sfalcio. Poi sfalcio, condizionamento, essiccazione in campo.

 

E fin qui niente di strano.

 

Successivamente però il tutto viene trinciato, irrorato con un inoculo specifico per fieno che impedisce la formazione di muffe, e quindi stoccato in trincea, ben pressato e successivamente ben coperto con classici teli da insilato.

 

Di fatto la procedura in trincea è la stessa dell’insilato, con la differenza però che qui si viaggia con un contenuto di sostanza secca attorno all’82% e non si deve insilare, ossia dare il via alla acidificazione della massa che conserverà il tutto, ma semplicemente stoccare.

 

Stoccare, però, con un sistema che si avvicina molto al sottovuoto di certe confezioni di alimenti e che riduce perdite e inconnvenienti dei balloni tradizionali, dice.

 

Risultato?

 

Allevatore soddisfattissimo che lo ripete da anni. Trincea con massa fredda in ogni sua parte (non è un insilato), senza traccia di muffe, che non teme l’apertura estiva.

 

Prodotto profumato, che richiama il fieno ma ha anche sfumature differenti e intriganti, come direbbe un sommelier.

 

In razione, nell’unifeed, ne mette 7-8 kg. Viaggia con un razionamento quasi a secco, ma anche alla quota di mangime liquido zuccherino, c’è un buon legame delle particelle e non lamenta problemi di cernita in mangiatoia.

 

 

7 close fieno trinciato in trincea copia

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