Mungitore part time (o mungitrice, addirittura)

 

Qui siamo ai limiti della fantascienza, o forse no.

 

Dato che la questione mi è stata raccontata da persona che conosce bene il settore e che, per lavoro, viaggia nel mondo e vede tante aziende (e, insieme alle vacche, nota anche certi modi diversi di gestire gli stessi problemi, come la mungitura o, meglio, il mungitore) penso valga la pena di allargarla e proporla a un pubblico più ampio come spunto di riflessione.

 

Ebbene, mi raccontava questo tecnico, in una bella azienda spagnola era stato colpito da un fatto inconsueto, per l’Italia probabilmente una cosa mai vista: la mungitura non era eseguita da un’unica persona a tempo pieno, ma da due mungitori part-time, uno per la mattina, uno per il pomeriggio.

 

E non erano nemmeno mungitori, ma mungitrici.

 

Quali i punti di forza di questa soluzione?

 

Il primo, la scelta di avere due mungitori part-time rispetto a uno a tempo pieno riguarda la definizione di un orario di lavoro più gestibile per l’addetto, che non è “incastrato” mattina e pomeriggio a orari impegnativi, che rendono problematica una gestione normale di famiglia e tempo libero. Non per niente questo è uno dei punti di maggiore difficoltà e, non per niente, quello del mungitore è diventato sempre di più un lavoro di soggetti stranieri che hanno talmente bisogno di lavorare che rinunciano a tutto il resto o quasi.

 

Il gradino più basso dell’attrazione per un lavoro che è cruciale per la redditività della stalla: c’è qualche cosa che stona.

 

Con due mungitori part-time, invece, uno fa il turno della mattina e l’altro quello del pomeriggio, e restano ancora parecchie ore libere.

 

Riguardo al secondo punto, in questa azienda le mungitrici part-time erano donne.

 

Effettivamente la mungitura è molto più un lavoro di precisione, empatia con l’animale, attenzione al dettaglio, piuttosto che di mera forza fisica. Quest’ultima è più una connotazione maschile, le prime più femminili.

 

E, infatti, la mungitura veniva svolta ottimamente.

 

Del resto, fatta salva una certa predisposizione al rapporto con gli animali, un turno part-time di mungitura non è certo più massacrante, in termini di vita famigliare e di tempo libero, di un lavoro in un centro commerciale, dove turni e orari sono sempre più pesanti.

 

Certo, per ridare appeal alla mungitura, c’è bisogno di creare anche un ambiente di lavoro più gradevole: uno spogliatoio adeguato dove mungitori (o mungitrici) possano cambiarsi al loro arrivo e magari farsi una doccia e cambiarsi di nuovo prima della loro partenza; pulizia, un certo controllo delle temperature in estate e inverno, controllo degli insetti, magari anche della musica.

 

Non dico rendere la sala di mungitura un laboratorio per la produzione di nanoparticelle o una sala da concerti, ma un luogo dove sia gradevole lavorare (e gradevole anche raccontare il proprio posto di lavoro) sì.

 

Tutto ciò è quanto si faceva in quell’azienda spagnola, dove la mungitura era fatta da due signore del posto e dove la stessa figura del mungitore era stata decisamente riqualificata.

 

Non più gestita da soggetti arrivati da qualche remoto angolo del mondo che accettano ciò che nessuno vuole fare, ma persone che, tra fare le cassiere in un centro commerciale o le mungitrici part-time hanno preferito questa seconda opzione.

 

 

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