Comunicare sul web? Attenzione agli scheletri nel deserto

 

Si sa: web e piattaforme social hanno cambiato in maniera definitiva il modo con cui chi offre un prodotto può interfacciarsi con il potenziale acquirente.

 

Ma come spesso accade quando una rivoluzione tecnologica (e, quindi, mentale) ha luogo, non tutti, non subito e non adeguatamente sono in grado si salire su questa nuova giostra.

 

C’è una minoranza con le antenne dritte che coglie subito la novità e le sue possibili implicazioni.

 

C’è poi una fetta più o meno larga di fruitori riluttanti, ossia coloro che capiscono che devono salire sulla nuova giostra, sanno che non potranno farne a meno, ma tentennano per un’inerzia o pigrizia mentale che di fronte alla fatica di un upgrade mentale suggerisce di rinviare a domani o dopodomani quello che non si ha voglia o tempo di fare oggi.

 

C’è poi il segmento finale, quello che pensa che la nuova giostra che gira è solo un fatto marginale e la ignora beatamente.

 

Ora, al primo segmento non c’è bisogno di dire niente, perché han capito tutto in anticipo, si sono attrezzati (culturalmente e operativamente) e ora del social marketing sanno abbastanza per ricavarne soddisfazioni (anche di tipo monetario, a volte).

 

Al terzo segmento è inutile parlare, perché la cosa non interessa.

 

Resta il segmento centrale, il corpaccione dei progressisti riluttanti, che sia pure con un certo ritardo, con buona volontà e qualche risorsa cerca di prendere posto su uno dei seggiolini della grande web-giostra.

 

La domanda è: per un’azienda che vende prodotti e/o servizi basta un sito internet abbellito, colorato, aggiornato con buona volontà? E, ancora: la pagina Facebook può essere una spalla sufficiente nella comunicazione ai potenziali clienti?

 

Può darsi.

 

A mio avviso però c’è un terzo strumento che può fare la differenza: un blog.

 

Ossia una forma intermedia tra l’ufficialità di un sito internet e la  leggerezza delle comunicazioni via Facebook (e delle più ponderate condivisioni su Linkedin).

 

Un blog aziendale è un canale di comunicazione continua con i potenziali clienti, coi quali quale si possono percorrere le vie del content marketing (per usare un termine colto di cui ovviamente ignoro il significato) in maniera elegante, gradevole e, soprattutto, efficace.

 

Efficace a una condizione: che si sviluppino in maniera precisa, puntuale, continua temi collegati al business dell’azienda, soprattutto sviluppando i retroterra tecnici, culturali, scientifici, con un dialogo continuo con i potenziali clienti.

 

Non una vetrina, molto di più: una “irrigazione a goccia” che, quotidianamente o quasi, crea un rapporto continuo con un platea di lettori/fruitori, con i quali l’interazione porta al prodotto o al servizio come conseguenza di un rapporto  più ampio e arricchente, per entrambi.

 

Si crea una corrente di contenuti. Si crea e si alimenta una cultura, che andrà a riverberarsi positivamente sull’immagine dell’azienda e sui prodotti e servizi che propone.

 

A patto, ovviamente, che le cose siano fatte bene.

 

Una corrente di contenuti farlocchi è controproducente. La fuffa, sia pure ben confezionata nel più bello dei Blog, sempre fuffa resta.

 

Oppure, viceversa, un contenuto ogni tanto, è come quei torrenti che hanno acqua un giorno sì e tre mesi no, e quindi nessun pesce ci può vivere e nuotare.

 

La tempistica dei post deve essere quella di una gradevole compagnia, non tropo frequente da stancare, non troppo diradata da essere irrilevante.

 

Un blog senza contenuti o aggiornato a ogni morte di papa è come quei paesaggi desertici dei film western con qualche scheletro imbiancato disperso qua e là.

 

Servono continuità e contenuti.

 

E i contenuti – dato che siamo nell’ambito delle cose tecniche e scientifiche – devono essere seri, utili, verificabili nelle fonti laddove si faccia riferimento a studi e lavori scientifici.

 

Il linguaggio usato deve essere diretto, gradevole, originale, accattivante.

 

E le dimensioni?  Le dimensioni contano, eccome. La lunghezza è traditrice e la lunghezza è spesso ritenuto nel mondo della comunicazione tecnica e scientifica del “Vecchio Testamento” un sinonimo di autorevolezza. Vero, serve completezza, in un articolo di un giornale scientifico.

 

Ma il post di un blog è la goccia di oggi che segue quella di ieri e precede quella di domani: basta uno spunto, un’idea, un suggerimento, che poi verrà ripreso, sviluppato approfondito più avanti e più avanti ancora.

 

Che poi tutto questo, precisamente applicato, funzioni, dipende anche da quella componente imponderabile che sta dietro ogni successo, scientificamente definita come fattore c. Senza la provvidenziale botta di c. non c’è impegno che tenga.

 

Però si può fare molto per essere pronti, quando arriverà.

 

Ricordando che un Blog è pur sempre un mezzo, un veicolo. Deve essere dinamico, deve saperci portare alla meta prefissata. Una fiammante macchina sportiva attira gli sguardi. Ma se questa macchina è inchiodata in divieto di sosta dalle ganasce dei vigili diventa ridicola.

 

 

deserto

 

 

 

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