Ancora sull’asfalto nella trincea: qualche domanda, qualche risposta

 

Sicuramente asfaltare il fondo della trincea è una pratica poco comune, dato che sono ben poche quelle dove si è scelta questa soluzione.

 

Però l’interesse è molto, e lo deduco dalla quantità di visualizzazioni che ha ricevuto l’articolo in questione. Quello però che più mi sta a cuore è completare il quadro, o, quantomeno, dare qualche risposta a delle domande sollevate e, a mia volta, sollevare qualche altro punto da considerare con attenzione.

 

Ebbene, una prima questione riguarda le modalità di utilizzo della pala per il carico della trincea, per non rovinare lo strato di asfaltatura.

 

Come ricorda l’allevatore, ormai tutte le lame da trinciato non appoggiano tutta la lama in terra per spingere l’insilato ma hanno delle ruote tastatrici che tengono sollevata la lama per un cm circa, così da non grattare, indipendentemente dal tipo di pavimento della trincea.

 

Il problema dunque non sussiste.

 

Unica cosa: avere l’accortezza, caricare la trincea per gradi: fare una rampa lunga, riempire tutta la trincea e quindi salire per piccoli strati successivi.

 

Così facendo tra l’altro si uniforma di più il prodotto che deriva da vari campi trinciati e inoltre lo si riesce a pressare meglio e andare anche con più trattori in trincea.

 

E il calore? In estate l’asfalto si scalda e questo può essere un problema, ma solo per la parte del fronte di trincea, perché il resto è coperto dalla massa di insilato coperto dai teli.

 

Se però il fronte – come qui – è riparato da una copertura mobile che lo protegge sia dalla pioggia che dal sole, anche la pavimentazione è ombreggiata e non si scalda

 

 

In fine un amico veterinario mi ha ricordato che certe asl hanno sollevato un problema di inquinamento del primo strato di insilato a contatto con l’asfalto per cessione di sostanze chimiche della famiglia delle diossine, derivanti dal contatto tra insilato e l’asfalto fresco, almeno per il primo carico, con conseguente impossibilità di utilizzarlo per l’alimentazione degli animali.

 

 

Tuttavia su questo non mi sapeva citare dati analitici precisi, ma è comunque una indicazione da considerare e valutare perché il problema non è da escludere. Va detto che le analisi chimiche per la ricerca di queste diossine sono decisamente costose.

 

Nell’azienda mantovana che ho visto e a cui si riferiscono le fotografie le trincee sono state fatte asfaltare sempre in inverno, per spuntare un prezzo migliore, e riempite a maggio, giugno o addirittura a settembre, quindi sono passati mesi e mesi di sole e pioggia prima dello riempimento.

 

Detto ciò, anche se con qualche elemento in più, il caso è ancora aperto.

 

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