La valigetta del colostro

 

Avere una mandria sana, utilizzare pochissimi antibiotici, magari fare anche un numero minimo di vaccinazioni non è cosa facile; diciamo che è cosa impossibile se non si lavora assai presto, nelle primissime ore di vita del vitello.

 

La questione del colostro, in questo ragionamento, diventa fondamentale.

 

E, come dimostra l’esperienza di varie aziende, c’è colostro e colostro e, non di rado, la differenza la fanno le operazioni messe in atto per la raccolta, la conservazione e il successivo utilizzo.

 

Un esempio. In questo stalla, come in quasi tutte, c’è una banca del colostro, ma c’è anche un livello di accuratezza e precisione non comune.

 

Innanzitutto il colostro è sempre valutato con un rifrattometro e, in base alla qualità, prende varie destinazioni. Sotto il 20°Brix viene buttato; tra 20 e 24 viene dato ai maschi mentre solo quello oltre i 24°Brix è dato alle vitelle.

 

Ma non è tutto.

 

La qualità del colostro – o, meglio, la sua non qualità così frequente – è anche una questione di conservazione, intesa come congelamento e scongelamento.

 

Domina nelle stalle la bottiglia in plastica da 1,5 o 2 litri, riempita del colostro e poi messa in freezer.

 

Per lo scongelamento la pratica è quella dimettere la bottiglia con il colostro congelato in acqua bollente, ripetendo l’operazione fino a scongelamento. Cosa che è sempre stata fatta anche qui, almeno fino a tre anni fa.

 

Ma è una pratica, sia pure diffusa, che non manca di difetti, anche gravi.

 

C’è un problema di quantità: nella bottiglia ci stanno solo 1.5 o 2 litri di colostro.

 

Così al primo pasto si finisce con il dare al vitello solo questa quantità, magari ripetendo l’operazione alcune ore dopo. Ma, come dicono i dottori in materia, è con il primo pasto che il vitello dovrebbe ricevere la massima quantità, almeno 4 litri, per avere la massima assunzione di immunoglobuline (ancora di più se, come qui, si vaccinano le vacche in gestazione).

 

C’è poi la questione congelamento: nella bottiglia non è uniforme. Dapprima congela quello nella parte più esterna della bottiglia e via via quello contenuto all’interno. Esattamente l’opposto di quanto dovrebbe accadere per preservare al massimo le caratteristiche del colostro: un congelamento rapido, simultaneo e uniforme di tutta la massa.

 

Lo stesso problema, al rovescio, si ha allo scongelamento.

 

Il colostro presente nella parte più esterna della bottiglia, a contatto con l’acqua bollente, andrà incontro a gravissimi shock termici, mentre quello più all’interno si scongelerà con grande lentezza: col risultato di somministrare colostro danneggiato al vitello e anche a temperatura non ottimale, dato che una parte, quella più protetta nel cuore della bottiglia, sarà ancora probabilmente fredda.

 

 

Ora, in questa stalla, si è adottato un sistema che prevede l’inserimento del colostro (testato e selezionato come si è visto) in buste specifiche da quattro litri.

 

Queste buste assicurano una ampia superficie e basso spessore, così che il contenuto, messo in freezer, congela rapidamente e uniformemente.

 

La “busta” con il colostro è posizionata in una sorta di valigetta di plastica adeguatamente sagomata, che rende estremamente maneggevole l’inserimento del tutto in freezer, prima e, al momento del bisogno, nella vaschetta per lo scongelamento.

 

Qui c’è un telaio al quale la valigetta è fissata.

 

Questo telaio ruota delicatamente nell’acqua, mantenuta a una temperatura di 41°C, permettendo al colostro di raggiungere e mantenere la temperatura ottimale.

 

 

Infine, rimuovendo il tappo dalla busta e collegando una tettarella o una sonda esofagea alla sua apertura il colostro viene dato al vitello: che ne riceverà molto (4 litri), alla giusta temperatura, senza che abbia subito shock al congelamento e allo scongelamento.

 

Animali così colostrati – garantisce l’allevatore, confrontando il prima e il dopo – si sono dimostrati molto più resistenti alle malattie rispetto al sistema precedente, e anche questo ha permesso di alzare il livello di sanità complessivo della mandria.

 

Da ricordare, perché pensare di passare all’asciutta senza antibiotici è cosa che richiede tanti passi corretti molto, molto tempo prima.