Pronta all’ormeggio la stalla galleggiante

 

 

Difficile dire se da curiosità e primizia la cosa acquisterà anche un significato concreto, in termini di produzione. Difficile pensarlo in tempi brevi, comunque, considerando che 40 vacche da latte in mungitura sono una goccia nel mare per la produzione olandese.

 

 

Tuttavia l’accostamento col mare non è assolutamente casuale, dato che entro la fine dell’anno dovrebbe diventare operativa la prima stalla galleggiante del pianeta. Si potrà vederla (e visitarla) a Rotterdam, nell’area portuale, dove sarà ormeggiata.

 

 

Come poteva chiamarsi, se non The Floating Farm?

 

 

Vediamo qualche dettaglio (per saperne di più clicca qui e anche qui).

 

 

Obiettivo della azienda galleggiante è fornire di latte e qualche derivato, come yogurt, a negozi convenzionati e clienti della terraferma, permettendo, anche in aree fortemente urbanizzate e in assenza di terreno agricolo, l’opportunità per gli abitanti di usufruire di un contatto diretto con la produzione agricola e la possibilità di acquistarne i prodotti.

 

 

In cosa consiste The Floating Farm? È una vera e propria isola-fattoria autosufficiente, ad altissima tecnologia, in grado di badare ai suoi bisogni senza dipendere dalla terraferma, per l’energia degli impianti come per la nutrizione delle bovine.

 

 

Un vero e proprio sistema circolare, dove si produce cibo, si ricicla acqua, si trattano i reflui.

 

 

Un concetto rivoluzionario, certo, ancora sperimentale, che traduce in realtà una visione completamente differente rispetto alla tradizione della produzione di alimenti per un mondo più affamato: dato che la terra è limitata, creare isole tecnologiche autosufficienti per portare cibo (in questo caso latte fresco) alla popolazione delle città.

 

 

La struttura sarà completamente trasparente, su più piani, con coltivazioni idroponiche, piante e animali che si muovono in un ambiente ad elevato benessere.

 

 

Sul piano degli animali una pavimentazione particolare consentirà di separare le urine da deiezioni solide, e i processi di recupero portano alla produzione di nutrienti per gli animali, energia e nuovi materiali.

 

 

Le vacche saranno di razza Montbéliarde, per avere animali che abbinino alla produzione di latte di qualità una elevata resistenza, dato che l’obiettivo a un allevamento a bassissimo input di farmaci.

 

 

La loro alimentazione sarà pascolo per circa 8 mesi l’anno, quindi fieno (proveniente da un’area a nord di Rotterdam) ed eventuali sottoprodotti alimentari provenienti dall’area urbana e portuale.

 

 

I vitelli svezzati saranno portati sulla terraferma e qui allevati, per tornare sulla fattoria galleggiante in prossimità del parto. Qui le bovine resteranno per la loro vita produttiva.

 

 

Questo progetto va, ovviamente, oltre la semplice produzione di latte. C’è l’aspetto didattico. C’è poi quello scientifico e di ricerca, legato alle tecnologie adottate per l’allevamento, il riciclo delle risorse e la riduzione dell’inquinamento.

 

 

Avrà un seguito la cosa? Mah… Certo però è che il tema delle isole galleggianti artificiali è sempre più al centro del dibattito (non solo tecnologico, ma anche geopolitico e militare) e potrebbe diventare una opzione praticabile in certe aree del mondo anche per l’allevamento.

 

 

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