Rincorrere i problemi o anticiparli. Due strategie, ma una è meglio dell’altra

Ci sono due possibilità nella stalla da latte: affrontare i problemi man mano che si presentano o fare in modo di anticiparli.

Fino a qualche decennio fa il primo approccio era, tutto sommato, sostenibile e, probabilmente, anche il più logico: il prezzo del latte era buono e per tutti, bravi e meno bravi, c’era di che metterne da parte.

In più le mandrie erano produttive, selezionate, ma con ancora con un livello di gestibilità complessiva alla portata della maggior parte delle stalle e delle gestioni.

La situazione è però oggi totalmente diversa e rende pericolosissimo continuare secondo il classico protocollo del fare come si è sempre fatto e affrontare i problemi al loro manifestarsi e aggiungere soluzioni e rimedi in protocolli di lavoro sempre più complessi.

La situazione è cambiata perché ci sono animali selezionati in maniera spinta verso produzioni sempre maggiori – cosa che è stata ampiamente raggiunta, e questo è sicuramente un grande successo – ma a prezzo di crescente “debolezza” delle bovine, data da equilibri metabolici sempre sottili e fragili, consanguineità crescente, difficoltà riproduttive, riduzione delle capacità immunitarie, crescente peso di malattie e dismetabolie di vario ordine e grado, esigenze in macro e micro nutrienti impegnative.

Tutto questo reso ancora più critico da un clima cambiato, con picchi di calore sempre più frequenti, difficoltà nella produzione foraggera (in quantità, qualità, sanità), condizioni critiche in tante stalle per avere un microclima adeguato e, non di rado, sovraffollamento.

In questo scenario, come un sacchetto di pop-corn nel microonde, i problemi crescono, in numero e consistenza. La conseguenza è aggiungere: aggiungere questo o quel prodotto, questa o quella soluzione tecnologica, per non rimanere indietro in una corsa che però, difficilmente, porta a un reddito soddisfacente, tanto più che il prezzo del latte è raramente soddisfacente.

È una corsa insoddisfacente perché, a livelli di ricavi più o meno stabili, questa corsa al litro di latte in più porta alla necessità di tamponare con nuovi costi i problemi crescenti che questa corsa crea.

Di fatto è una gara nella quale i problemi guidano il gruppo e l’allevatore dietro li insegue continuamente.

Oppure c’è un altro approccio.

Fare di tutto per ridurre alla radice i problemi.

Certo, tendenzialmente bisogna scordarsi produzioni record, primati in classifiche, medaglie varie, ma concentrarsi su una stalla che viaggi al minimo dei problemi: riproduttivi, sanitari, metabolici, di necessità di lavoro.

Ovviamente questo approccio coinvolge tutta l’impostazione, mentale prima ancora che strutturale, della stalla. E questo può essere fatto a partire dall’analisi dei costi che si sostengono per andare a “rimediare” ai vari problemi man mano che essi si presentano. Daranno preziose indicazioni sui punti carenti e su come muoversi per ridurne l’impatto.

E, quindi, passare dall’inseguimento dei problemi alla loro prevenzione.

Ridurre i capi piuttosto che aumentarli per dare più spazio e più benessere; aprire pareti e abbattere muri; usare aree contigue alla struttura per creare aree di pascolo e di recupero di pattern etologici andati dimenticati (ma che, straordinariamente, si ripresentano non appena si creano le condizioni), impostare nuovi modelli foraggeri; rivalutare le scelte di selezione con l’obbiettivo del “di meno” (problemi) piuttosto che del “più” (sempre più latte).

Chi fa i conti scopre che si incassa meno, ma si spende molto meno. Ed è il margine quello che conta.

Senza trascurare il recupero di tempo libero da passare con la famiglia che deriva da un modello produttivo che mette la prevenzione delle situazioni critiche al primo posto. Questo tempo – contrariamente a quanto si potrebbe pensare – è tra i più produttivi che ci siano. Perché è quello in cui si capiscono le ragioni ultime di ciò che si fa.

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