Qualche aggiornamento sull’ipocalcemia post-parto

 

L’ipocalcemia è un nemico giurato della bovina da latte nel post-parto. Malgrado ciò sia noto da tempo resta ancora molto da scoprire riguardo a questa peculiare dismetabolia, causa di sofferenze per gli animali e di perdite economiche per i proprietari.

Vediamo cosa è emerso da un paio di seri studi scientifici (li puoi trovare qui e poi qui) di recente pubblicazione, che mi segnala un amico veterinario.

In uno studio epidemiologico sulla diffusione dell’ipocalcemia in Germania sono risultate ipocalcemiche, cioè con una concentrazione di calcio nel siero inferiore a 8 mg/dl, il 5% delle manze, circa il 30% delle vacche di secondo parto, quasi il 50% delle vacche di terzo parto e più del 60% delle vacche dal 4° parto in poi.

Questi risultati sono in linea con quanto dimostrato da uno studio precedente condotto negli Stati Uniti. L’unica differenza importante riguarda le manze: nello studio americano la percentuale interessata era del 25%, cioè più elevata. Purtroppo non esistono studi analoghi condotti in Italia; possiamo tuttavia dedurre che la situazione nei nostri allevamenti sia molto simile, con un’incidenza nelle manze che oscilla tra il 5 e il 25%.

Un altro studio pubblicato a febbraio, condotto su vacche alimentate in asciutta con dieta anionica, ha determinato l’andamento temporale dell’ipocalcemia, che mediamente iniziava 9 ore prima del parto. Seguivano due picchi negativi, il primo immediatamente dopo il parto, il secondo 24 ore più tardi.

Questo studio è interessante per più di un motivo. Innanzitutto, anche le pluripare alimentate con dieta anionica vanno incontro a ipocalcemia subclinica, quindi è bene associare comunque del calcio orale. In secondo luogo, è bene somministrare il calcio orale prima del parto, quando l’ipocalcemia ha inizio: empiricamente possiamo dire che il momento ideale è all’inizio del travaglio. In ultimo, dallo studio si evince che sarebbe opportuno ripeterne la somministrazione 24 ore dopo la nascita, perché i momenti più critici sono al parto e 24 ore più tardi.

All’atto pratico è quindi opportuno distinguere tra manze e vacche.

Poiché la diffusione dell’ipocalcemia tra le pluripare è in media del 50%, la prevenzione si giustifica sotto l’aspetto economico. La dose di calcio da somministrare ogni 24 ore è di circa 100 grammi per via orale, da somministrare preferibilmente 9 ore prima del parto o ai primi segni del travaglio (quando ciò è impossibile, si può somministrare subito dopo il parto, sapendo che è un compromesso).

Nel caso di animali a rischio, come forti produttrici, vacche anziane, o in caso di parto gemellare, è opportuno ripetere la dose 24 ore dopo il parto.

La diffusione dell’ipocalcemia tre le manze è invece molto più bassa.

In questo caso, è economicamente più vantaggiosa la terapia precoce alla comparsa dei sintomi.

Un sintomo tipico è la secchezza del musello: in caso di riscontro non lascia spazio a dubbi. Altri sintomi meno specifici sono le fascicolazioni muscolari e la depressione del sensorio. In questi casi bisognerebbe tempestivamente intervenire con preparati orali il più completi possibile, che oltre al calcio contengano anche energia e fosforo, per compensare la carenza in atto.

 

Direi che c’è materia e argomenti  per una bella chiacchierata con il veterinario.

 

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