Meglio ragionare sui propri dati, non quelli medi

 

A tutti sarà capitato, magari anche più volte al giorno in certi casi fortunati, di ricevere in azienda venditori di questo o quello, essendo notoriamente un’azienda da latte un porto di mare dove in continuazione arriva gente a proporre, vendere, controllare, verificare, anche infastidire.

 

In tante situazioni la proposta che viene fatta viene supportata da una ragionevole possibilità di migliorare le prestazioni e, di conseguenza, i conti economici.

 

Ma, per fare questo, è necessario avere un termine di riferimento. Se dicessi: “Sono le 11. È presto o è tardi?” ovviamente nessuno saprebbe cosa rispondere. Potrebbero valere entrambe le possibilità, senza un riferimento preciso. Ad esempio se avessi un treno da prendere alle 11.30 e fossi ancora lontano dalla stazione, imbottigliato nel traffico, sarebbe tardi. Se fossi già li pronto sul marciapiedi, decisamente presto.

 

Tornando al nostro uomo che propone l’acquisto, il termine di confronto non può che essere, nella grande maggioranza dei casi, il dato medio: la media produttiva della zona, la media di fertilità, la media di cellule, la media di consumi, la media di durata e così via.

 

Appoggiato a questa media il ragionamento di chi propone dimostrerà che il cambiamento  X che egli propone porterà a un miglioramento dimostrato di una certa percentuale, cosa che giustificherà la spesa.

 

Bene, ora passiamo dall’altra parte della scrivania.

 

Come mi raccontava un acuto allevatore, che fa della raccolta dei dati di stalla una vera e propria ossessione, il dato medio interessa ben poco il singolo allevatore.

 

Non importa se mediamente tutti viaggiano con una Punto, se io vado in Mercedes, per dire. O se, mediamente, la classe è valida, ma mio figlio è un somaro.

 

Quello che serve, per valutare utilmente la proposta, è conoscere esattamente i propri dati, i propri centri di costo, le evoluzioni anno per anno, i cambiamenti adottati e quello che hanno generato. Dati, dati, dati, possibilmente ordinati in indici di immediata lettura, che fotografino in maniera precisa le colonne tecniche ed economiche dell’azienda.

 

Così può capitare che lo scambio di opinioni in una trattativa diventi molto più stringente.

 

Sempre l’allevatore di cui sopra raccontava a mo’ di esempio l’episodio di una proposta di vendita di un dato accessorio per la stalla. Secondo le sicuramente veritiere analisi del venditore questa aggiunta avrebbe migliorato le prestazioni tecniche della mandria di una certa percentuale, rispetto al dato medio della zona.

 

Ma scendendo nel caso specifico, e rifacendo i vari calcoli con i dati precisi di questa stalla, si vedeva che non c’era miglioramento, essendo già ottimi, o se c’era, non al punto da giustificare l’acquisto, che invece era di convenienza cristallina sul dato medio.

 

Per concludere: mai fidarsi troppo delle medie. Meglio ragionare, valutare, scegliere basandosi sui propri dati, perché questi soltanto riflettono l’equilibrio esistente tra allevatore-animali-attrezzature, un equilibrio che cambia oltrepassando ogni cancello.

 

I dati però bisogna averli: tanti, precisi, ordinati.

 

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