Ma il potassio nel post parto è così importante? Sì, lo è

 

Domanda e risposta danno la misura della questione. Il resto me lo spiega un noto veterinario che si occupa di queste cose. Perché, secondo lui, ci sono concetti chiari e condivisi. Altri, invece, trascurati, anche un po’ colpevolmente.

 

La questione riguarda il potassio nel post parto. La carenza di potassio, o ipokaliemia – spiega – è un disturbo metabolico molto comune nella bovina da latte. Si può che dire il calo dell’ingestione da qualsiasi causa (malattie, ma anche condizioni stressanti, temperature elevate, razioni inadeguate ecc.) porterà probabilmente a una lieve ipokaliemia.

 

Una vacca non mangia da 48 ore ha quindi sicuramente bisogno di potassio.

 

Questo perché i bovini non possiedono un meccanismo per controllare i livelli di potassio nel sangue, come ad esempio accade per il calcio, e dipendono interamente dall’equilibrio tra il potassio introdotto con la dieta e quello eliminato con feci e urine: se l’assunzione di cibo diminuisce, diminuisce il potassio nel sangue.

 

Quindi, nelle prime settimane dopo il parto la maggior parte delle bovine ha un livello di potassio nel sangue leggermente inferiore alla norma; e le malattie di questo periodo, come metrite, mastite o chetosi, aggravano la situazione.

 

Ma perché il potassio è importante?

 

Di solito – continua il nostro veterinario – è nominato soprattutto per il problema opposto, cioè il suo eccesso nei foraggi da asciutta che favorisce l’ipocalcemia e il collasso puerperale.

 

Ma un conto è la vacca asciutta che mangia regolarmente, un conto è la vacca fresca che non riesce a mangiare abbastanza.  Se manca il potassio, molti processi biologici, come ad esempio la contrazione muscolare, non possono funzionare bene.

 

Purtroppo non è facile capire quando una bovina è leggermente carente di potassio, mentre quando i sintomi diventano palesi è di solito troppo tardi per salvarla. Questi sintomi comprendono contrazioni muscolari, difficoltà ad alzarsi, spossatezza, e decubito. La debolezza può essere tale da assomigliare al botulismo, cioè a una paralisi flaccida.

 

Non bisognerebbe quindi mai arrivare a questo punto, perché di solito la vacca è spacciata.

 

Anche la forma lieve però è pericolosa.

 

Favorisce ad esempio la dislocazione dell’abomaso: senza potassio la muscolatura liscia perde forza, l’abomaso rallenta, si accumulano gas… et voilà, il danno è servito.

 

Dunque?  Per cercare di semplificare – spiega – bisognerebbe sempre fornire potassio quando la bovina:

1. è digiuna da più di 48 ore;

2. ha una malattia dopo il parto (chetosi, mastite, metrite, collasso pueperale);

3. è stata operata di dislocazione dell’abomaso.

 

L’analisi del sangue è l’unico mezzo per diagnosticare l’ipokaliemia prima che sia troppo tardi. La concentrazione normale è tra 3,6 e 5,4 mEq/L; tra 2,5 e 3,5 mEq/L la carenza è lieve, mentre al di sotto di 2,5 si ha la forma grave. L’analisi deve essere correttamente eseguita e intrepretata da un veterinario, perché ci sono molti fattori (acidosi, alcalosi, soluzioni glucosate, farmaci corticosteroidei ecc.) che influenzano il risultato.

 

Per inciso – sottolinea – l’unica analisi davvero affidabile è la biopsia muscolare, che in pratica è impossibile da eseguire.

 

Ma quale è il modo migliore per fornire potassio alla bovina?

 
Per bocca, è la risposta. Mentre le soluzioni iniettabili sono molto pericolose. Esistono svariati prodotti da sciogliere in acqua e somministrare con una sonda: nella scelta bisogna verificare la concentrazione di potassio e gli intervalli tra le somministrazioni, perché l’eccesso di potassio per bocca causa diarrea e irrita la mucosa.

 

I boli ruminali danno maggiori garanzie, a condizione di conoscerne il tempo che impiegano a dissolversi: più è lungo meglio è.

 

Il modo migliore di prevenire l’ipokaliemia dopo il parto – conclude il veterinario – è sostenere l’ingestione. Curare l’integrazione minerale in asciutta e fornire calcio e fosforo subito dopo il parto è la regola aurea per una partenza senza problemi, risparmiando un sacco di tempo (e di soldi) nelle settimane successive.

 

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