Frequenza e uso dell’abbeveratoio? E’ anche una questione di odore

 

L’acqua è l’alimento più economico tra quelli dati alla vacca da latte.

 

Visti i quantitativi necessari per soggetti che fanno tanto latte, il problema che si può presentare è che l’acqua non siaccessibile e fruibile come dovrebbe.

 

Tante le ragioni, si sa: sovraffollamento, abbeveratoi in numero insufficiente, di misure o portata d’acqua ridotte e via discorrendo.

 

Se ne ragionava recentemente in un convegno su temi di nutrizione della vacca da latte, con un relatore nord europeo.

 

Riguardo ai quantitativi necessari il relatore indicava, per una vacca che fa 40 litri di latte, 120 litri/giorno con temperatura di 20°C; 150 litri con 30°C: 175 litri con 35°C.

 

E sempre parlando di acqua e di abbeveratoi – e qui veniamo al punto – ha sottolineato un dato che forse non tutti conoscono (io non lo conoscevo): la vacca ha un olfatto 25 volte più efficiente rispetto a quello dell’uomo.

 

Questo significa che abbeveratoi poco puliti, con acqua stagnante o sporca possono avere odori sgradevoli non percepiti pienamente dall’operatore, ma che riducono la quantità di acqua che la bovina berrà, al di sotto delle necessità.

 

Che sul capitolo abbeveratoi valga la pena lavorare lo ricorda il fatto, indicato dal relatore, che semplicemente migliorando l’accesso (qualitativo e quantitativo) all’acqua di abbeverata abbia potuto aumentare le produzioni di 1-3 litri, a parità di tutto il resto.

 

E questo detto da uno che lavora con razioni molto umide e quindi, per razioni più secche (come ad esempio quelle per Parmigiano Reggiano) il dato potrebbe anche essere più importante.

 

 

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