Infiammazioni latenti, l’ostacolo all’efficienza

 

Non è così raro trovare ottime aziende, ben gestite, con grande cura di ogni dettaglio, che però faticano ad avere buoni risultati a livello riproduttivo.

 

Soprattutto a livello riproduttivo, ma come si sa, dietro a questo problema c’è tutto un mondo di equilibri generali che non sono più in asse come dovrebbero.

 

Le ragioni sono tante, milioni di milioni, ma certamente c’è la componente alimentare a farla da padrona, posto che, trattandosi di buone aziende, tutto il resto viaggia su binari buoni e ben rodati.

 

Quando si parla di alimentazione, di razione, la precisione è sempre maggiore e difficilmente si sbaglia quanto ad equilibri dei vari componenti.

 

Tuttavia non è sempre così certo, come mi spiega un amico nutrizionista.

 

Il punto chiave è che le bovine da latte (chi più, chi meno) sono in una situazione di infiammazione latente, per varie ragioni che dipendono dall’allevamento e dagli stress che comporta (ma attenzione: non è che la situazione degli umani sia tanto diversa).

 

Il processo infiammatorio – per dirla maccheronicamente – è un meccanismo di difesa dell’organismo che produce e mobilita schiere di molecole in catene biochimiche molto complesse, il cui effetto collaterale è sempre un peggioramento della condizione ottimale.

 

Tutto questo è accentuato nei suoi effetti negativi da quello che la bovina assume in mangiatoia.

 

Per semplificare: per toglierci la fame possiamo mangiare un piatto di pasta con le sarde o un piatto di pasta con pomodoro fresco. Ottimi piatti entrambi, ma se siamo particolarmente assetati, oltre che affamati, il primo piatto ci lascerà sazi, ma ancora più assetatati.

 

Qui entrano in gioco gli acidi grassi omega 3 e omega 6.

 

Il primo ha un’azione anti-infiammatoria; il secondo pro-infiammatoria.

 

Se nella razione abbiamo una preponderanza di sostanze ad azione pro-infiammatoria non facciamo altro che stimolare ancora di più quello stato infiammatorio nella bovina, amplificando le sue reazioni agli stress.

 

Un po’ come se, per tornare all’esempio di prima, all’assetato diamo il piatto di pasta con le sarde e anche una bella spolverata di sale.

 

Le razioni delle bovine da latte hanno conosciuto nel tempo uno sbilanciamento sempre più marcato verso gli omega 6 rispetto agli omega 3. Una conseguenza soprattutto della quantità crescente di mais (nelle sue varie forme) presente in razione.

 

Morale della favola: diamo razioni che hanno, più o meno tutte, un’azione pro-infiammatoria e quindi, anche per questo, le prestazioni generali delle bovine sono ridotte rispetto al potenziale.

 

Come un centometrista che gareggiasse con qualche linea di febbre.

 

Da qui l’importanza di guardare (anche) all’equilibro tra acidi grassi per avere animali sani, fertili e produttivi. Non solo in quantità di latte prodotto, ma anche in qualità.

 

Una maggiore presenza di omega 3 nel latte è un investimento da non trascurare.

 

È vero che si beve sempre meno latte, ma chi lo beve comincia ad avere più chiaro cosa vuole trovarci dentro.

 

 

senza-titolo1

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...