Preparare la contraerea: la Dermatite nodulare contagiosa dei bovini sta conquistando i Balcani (e si avvicina)

 

Magari definirla, come ha fatto qualcuno, la nuova Blue Tongue è eccessivo, ma qualche similitudine non manca, e non da poco: la provenienza dalle aree calde e la modalità di trasmissione del virus tramite insetti vettori succhiasangue.

 

Della Dermatite nodulare contagiosa dei bovini (Lumpy skin disease per chi volesse andare a cercare lumi sulla bibliografia internazionale) sta preoccupando le autorità veterinarie europee perché dall’Africa, in particolare quella sub-sahariana, dove è praticamente ubiquitaria, sta risalendo.

 

In Turchia è ovunque, da un paio d’anni si registrano focolai in Grecia, nella Russia prossima alla zona caucasica. Anche in Albania si sono avuti focolai, e questi, data la minima distanza che separa l’Albania dall’Italia non è certo una buona notizia.

 

I cambi climatici e l’aumento delle temperature medie giocano ovviamente a favore del virus che trasmette la Dermatite nodulare dei bovini. Virus che, infatti, guadagna terreno sempre più a nord.

 

A questa malattia dei bovini si è dedicata una sessione nel meeting della Società italiana di Buiatria (SIB) che ha chiuso ieri a Bologna i lavori del 50° dalla fondazione.

 

Quali sono i segni clinici di questa malattia? Febbre, lacrimazione, perdita di appetito, calo della produzione del latte e, elemento che dà il nome alla infezione, comparsa di noduli sulla pelle, sulle mucose e anche negli organi interni.

 

La mortalità è limitata, ma i danni economici sono notevoli.
Le modalità di trasmissione sono date dal contatto tra soggetti infetti e sani, oppure da insetti quali mosche, zanzare, zecche che trasmettono il virus da un animale all’altro.

 

Come per altre malattie trasmesse con modalità simili il controllo è difficile: la prassi prevede misure di controllo come la eliminazione degli animali infetti, quarantena, restrizione alla movimentazione degli animali (i movimenti illegali di animali sono considerati una delle causa che hanno portato a una diffusione della malattia).

 

In Israele e nei Balcani, la vaccinazione con un vaccino vivo attenuato ha limitato le perdite economiche e contenuto gli scoppi di nuovi focolai.

 

 

Che fare? Segnarsi il nome di questa malattia e monitorare le notizie che appaiono su di essa. E ovviamente porre particolare attenzione a tutto ciò che di vivo arriva da Grecia, Albania e dintorni ed entra in stalla.

 

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