Animalismo e allevamento, perché il dialogo è (quasi) impossibile

Perché è così difficile (anzi, impossibile) il dialogo con i duri e puri dell’animalismo?

 

Perché è impossibile trovare una sintesi comune nei dibattiti (televisivi e non ) con i sacerdoti, ma soprattutto le sacerdotesse più infervorate al nuovo credo?

 

Perché ci sono due modi di intendere la realtà inconciliabili.

 

Il primo, che migliaia di anni non hanno mai messo in discussione, è che c’è l’uomo e ci sono gli animali. Su due gradini differenti, l’uno (l’uomo) al di sopra degli altri (gli animali).

 

Il secondo è che uomo e animali sono sullo stesso piano, senza differenze.

 

O, meglio: sullo stesso piano, ma con molta più simpatia per l’animale. Il nucleo filosofico centrale è: l’uomo non solo non è più il vertice della Creazione, ma un semplice intruso, se non peggio, perché con la sua semplice esistenza toglie ossigeno, acqua, risorse alla terra.

 

L’uomo si macchia anche del crimine più grande in assoluto: usa gli animali per il suo nutrimento. Li sfrutta prima e li mangia poi.

 

Questo non ammette mediazioni. Non basta dire che a pensarla così sono in pochi perché questi pochi sono ben installati in tutte le centrali della comunicazione, là dove si crea, giorno per giorno, una mentalità, un pensiero che, a furia di essere detto, ripetuto, amplificato, diventa comune e accettato, trasformandosi in cultura e comportamento e poi norme.

 

L’animalismo, mettendo sullo stesso piano uomini e animali non troverà mai abbastanza soddisfacenti le misure di benessere animale, qualunque esse siano,  perché alla radice non ammette l’allevamento intensivo, a scopo di reddito, in quanto tale.

 

È un fatto ideologico, e quando c’è di mezzo l’ideologia il buon senso resta in genere fuori dalla porta. L’idea di allevamento come lager non potrà essere scalfita da nessun discorso, da nessuno ragionamento, da nessuna strategia di comunicazione.

 

Lo sforzo da fare, più che convincere questa nicchia di irriducibili per i quali non ci saranno mai argomenti sufficienti, è informare con metodo e continuità il resto dei consumatori su quello che è oggi l’allevamento e su come sta rapidamente cambiando sulla strada del benessere, delle sostenibilità, del consumo di farmaci, dello spreco di risorse.

 

Come farlo è la grande questione, perché le semplificazioni che arrivano dai duri e puri fanno breccia facilmente in orecchie che poco o nulla sanno di allevamento.

 

 

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