Prezzi del latte, cosa c’è dietro i botti del latte spot?

 

Se si guarda l’andamento del prezzo del latte spot degli ultimi mesi si vede un crecendo continuo al punto, con una crescita che continua laddove nelle annate precedenti si cominciava ad assistere alla flessione, in coincidenza dell’immissione sui mercati dei quantiativi crescenti di latte prodotti un po’ ovunque con il venir meno del periodo estivo e dei suoi effetti.

 

Un primo dato è che, evidentemente, al momento le quantità di latte non sono poi così cresciute e la necessità di quantitativi spot oltre il programmato, data la carenza, è ben pagata e lo è in maniera crescente.

 

Del resto siccità nel nord Europa, riduzione delle mandrie, costi maggiori di alimentazione, utilizzo in anticipo delle scorte hanno avuto un effetto evidente.

 

E, fin qui, tutto abbastanza chiaro.

 

Tuttavia se andiamo a guardare il Global Dairy Trade Price Index, che scaturisce dalle periodiche aste di latti e derivati della Fonterra, in Nuova Zelanda (un dato che dà il polso della situazione a livello globale su come variano gli equilibri tra domanda e offerta), vediamo una sequenza di valori negativi.

 

Nelle ultime 12 aste si sono avuti ben 11 indici negativi, e siamo a sette consecutivi. L’ultimo, relativo all’asta del 20 novembre scorso, ha fatto segnare – 3,5%.

 

Tutto ciò può essere letto come una certezza dei compratori su uno scenario di abbondanza di offerta.

 

Non mi azzardo certo a tirare conclusioni da esperto ma è sicuramente un indizio che ai fuochi d’artificio del prezzo spot non ci siano da legare chissà quali speranze per una correzione robusta all’insù anche del prezzo del latte.

 

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