Metionina a fine gestazione? La vitella ringrazia e cresce meglio

 

In un recente convegno dedicato alla nutrizione della vacca da latte il focus della discussone è stato centrato sulla parte aminoacidica e sulla necessità, sempre più stringente, di bilanciare gli aminoacidi necessari con più precisione in razione, per poter ridurre il carico proteico complessivo.

 

Una razione con una minore percentuale di proteine grezze, perché si va a bilanciare con esattezza l’aminoacido limitante carente con una supplementazione mirata (anziché coprire con la dotazione proteica complessiva della razione i fabbisogni di ogni aminoacido, sovradosando inevitabilmente il carico azotato), consente di avere più volume utile in razione per foraggi ed energia, ridurre lo stress metabolico (e il costo energetico) per l’eliminazione dell’azoto in eccesso, migliorare la sanità della bovina e, non ultimo, anzi, ridurre il carico inquinante delle deiezioni.

 

L’aminoacido limitante è la metionina ed è questa che entra in gioco soprattutto per la supplementazione mirata in razioni a minore carico proteico. A ruota, pronta ad essere considerata in razionamenti più avanzati,  c’è la lisina.

 

L’integrazione mirata di questi due aminoacidi permetterebbe di abbassare ulteriormente il tenore di proteine grezze in razione.

 

La questione però che vorrei sottolineare qui è un’altra.

 

Riguarda il tema della nutrizione fetale e la possibilità di influenzare con la nutrizione del feto (ottenuta attraverso opportune integrazioni della madre gestante) le performance di crescita e produttive, nonché sanitarie, della futura bovina, migliorandole rispetto a soggetti di pari dotazione genetica che queste integrazioni non le abbiano ricevute.

 

E qui entra ancora in gioco la metionina, che è un aminoacido funzionale, che ha cioè un ruolo chiave in numerosissimi processi metabolici che influenzano non solo la produzione di latte e il suo contenuto in proteine, ma anche le capacità immunitarie della bovina, la mobilizzazione degli acidi grassi, l’assunzione di sostanza secca, la disponibilità energetica.

 

Tutto questo in particolare se la presenza di metionina è assicurata alla bovina durante la fase di transizione, notoriamente la più complicata, quella dove l’architettura metabolica è messa a dura prova.

 

Ma, e qui voglio arrivare, il beneficio è anche per la futura vitella.

 

Vediamo.

 

In una ricerca datata 2017, venne fatto il confronto tra vitelli nati da bovine che nelle ultime 4 settimane di gravidanza avevano ricevuto una integrazione con metionina ruminoprotetta rispetto a vitelli nati da madri con diete controllo senza integrazione.

 

Risultato: migliori indici corporei e di accrescimento nelle settimane seguenti al parto per il primo gruppo.

 

Non solo: il miglioramento era riscontrabile anche a livello di ingestione di mangime starter, di accrescimento medio giornaliero, di fecal score.

 

Vantaggi che erano molto più sfumati laddove invece la prova riguardava solo il confronto tra vitelli alimentati con colostro di vacche che avevano ricevuto metionina nella fase finale della gestazione rispetto a quelle del gruppo controllo, a dimostrazione che l’azione della metionina avveniva a livello di nutrizione fetale e di possibilità, attraverso di essa, di andare a migliorare i parametri di crescita successivi della vitella e, inevitabilmente, la carriera della futura lattifera.

 

Un altro esempio che sottolinea come tutto quello che viene fatto in gestazione (in termini di nutrizione, come in questo caso, ma anche di stress subiti) ha una ricaduta sulla vitella. Un’impronta che si trascina su tutta la vita della futura lattifera, indipendentemente dalla sua genetica.

 

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