Se l’avvocatessa di Manhattan entra nella stalla

 

Tra i personaggi mitologici recenti che hanno a che fare con le stalle da latte c’è sicuramente questo: l’avvocatessa di Manhattan.

 

Capisco lo sconcerto, ma è tutto sotto controllo. L’avvocatessa di Manhattan, come spiega spesso un amico,  tecnico del settore, incarna il prototipo del consumatore internazionale di formaggi di altissima gamma, la punta dell’iceberg delle nostre produzioni, quelle a prezzo più alto e con un carico di immagine altrettanto potente.

 

Ebbene, questa mitica avvocatessa di Manhattan che caratteristiche ha? Sicuramente ha abbastanza soldi da spendere e non va a comprare il formaggio in qualche discount, ma in qualche “boutique” alimentare. Non ne fa dunque una questione di costo, ma non per questo è meno esigente: sapore, certamente, ma non solo. Vuole anche un racconto, una storia, un’emozione, una conferma a una certa idea di italianità che essa ha nel suo immaginario.

 

Ma ancora non basta.

 

Vuole un prodotto che la rassicuri completamente riguardo alla sua naturalità, alla sua assenza di residui di vario genere, al basso contenuto di sale (perché il sale è uno dei “cattivi” ormai acclarati e metabolizzati dal sentire comune).

 

Ma quando allunga la mano su quel pezzo di formaggio vuole essere anche sicura che il latte da cui deriva provenga da animali allevati nel massimo benessere, senza punture, senza farmaci, senza forzature. Fosse per lei vorrebbe che le bovine restassero in questo habitat felice a tempo indeterminato, e la turba l’idea che ci sia una macellazione a fine carriera, tanto più se la carriera non va oltre i due o tre parti.

 

Ovvio, si tratta di un quadro a tratti fantasioso, scollegato dalla realtà, ma a questa idea complessiva lega la sua scelta e la sua disponibilità a spendere.

 

Certo, l’avvocatessa di Manhattan è l’esempio estremo, ma incarna una tendenza del consumatore di tutto il mondo, quantomeno del consumatore di quei mercati abbienti dove le nostre produzioni di eccellenza possono (e devono) trovare sbocchi crescenti.

 

Per questo è necessario che la realtà, pur nella concretezza e nelle difficoltà del lavoro di ogni giorno, non abbia troppe contraddizioni rispetto a quello che l’avvocatessa di Manhattan ha in mente quando va a comprare il suo formaggio di alto costo.

 

Consumo di farmaci, benessere degli animali, possibilità di movimento, tassi di mortalità e via dicendo, sono questioni sensibili, che devono essere un fattore tranquillizzante non di dubbio per il consumatore. Che, specie quello che spende, su questi argomenti ha una sensibilità molto marcata e non gli mancano canali di informazione. Spesso fuorvianti e approssimativi visti da chi è nel settore, ma comunque in grado di fare rumore e, spesso, danno.

 

Tanto più se c’è qualche realtà produttiva non  proprio allineata ai migliori standard e concentra su di sé i riflettori. Dato che una foresta che cresce fa meno rumore di un albero che cade, l’avvocatessa di Manhattan comincia a dubitare e si chiede come mai spenda così tanto se poi sotto la confezione del suo formaggio di altissima gamma non è tutto, o meglio dappertutto, come credeva.

 

Dal dubbio alla scelta di prendere altro la strada è breve.

 

1a stalla steamingup e freschissime