Attenzione agli interruttori che accendono (o spengono) i geni

 

Perché, pur dovendo essere in un certo modo per via della genetica che ha, una bovina si presenta (e rende) in modo diverso?

 

Già, perché?

 

Perché sulla accensione o sullo spegnimento di certi geni, come fossero interruttori della luce, intervengono fattori esterni, (ambientali o nutrizionali ad esempio) che costituiscono l’immaginario dito che preme sull’interruttore genetico. O meglio, sui tanti interruttori.

 

L’epigenetica transgenerazionale è un filone della ricerca che sta portando risultati importanti, aprendo vie di conoscenza nuove, con ampie possibilità pratiche che vanno oltre il semplice concetto di performance, riverberandosi positivamente su tutta quanta la gestione zootecnica.

 

È quella diversa espressione fenotipica di uno stesso patrimonio genetico.

 

 

Di fatto si hanno fenomeni ereditari in cui il fenotipo è determinato non tanto dal genotipo ereditato, che resta ciò che è, ma insieme ad esso viene ereditato quel dito che schiaccia l’interruttore, quel segnale epigenetico che senza alterare  la sequenza nucleotidica di un gene, ne modifica la sua attività.

 

E’ un fenomeno regolare e naturale, ma può essere anche influenzato. E, cosa certo interessante, si possono indurre cambiamenti che agiscono nelle generazioni future. Un po’ come se quel dito sull’interruttore genetico della madre rimanesse incollato anche su quello della figlia.

 

A questo riguardo è fondamentale la fase di gestazione e le primissime settimane di vita della vitella.

 

La via alimentare è importante a questo riguardo, ma non è la sola. Anche gli stress in gestazione possono avere un riflesso diretto sulla prole, in particolare sulle sue capacità immunitarie, sulla maggiore o minore sensibilità ad attacchi patogeni e al manifestarsi di processi infiammatori. E, conseguentemente, sulle performance.

 

Tutti i settori zootecnici sono coinvolti.

 

C’è una grande varietà di studi e ricerche che provano come una determinata azione (in particolare considerando la sfera nutrizionale) fatta sulla madre gestante abbia avuto un riflesso diretto sulla progenie, con particolare riflesso sulle capacità immunitarie, ma non solo. Si è vista una minore incidenza dei processi infiammatori e anche un migliore sviluppo corporeo.

 

Tutto ciò, per sottolineare un fatto importante, non sempre considerato con l’attenzione che merita, e non dappertutto. Non è solo una questione di patrimonio genetico. Ci sono “interruttori” (ad esempio certi stress) che lo accendono o lo spengono in maniera diversa e si trasmettono anche sulla prole.

 

Questo ha tante possibilità di lettura. Ad esempio che investire nella miglior genetica possibile è solo una parte della partita.

 

Inutile spendere soldi in alta genetica se poi non si comincia presto a trasformare quella genetica in ottima vitella. Prima ancora che nasca.  

 

 

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