Quelli che si aumentano da soli il prezzo del loro latte

 

Lo so. Il titolo è provocatorio. Ma è un titolo e deve fare il suo lavoro.

 

Dunque. Come spesso si sottolinea in tante sedi, questi sono tempi nei quali è difficile pensare di accrescere la redditività di una stalla da latte puntando a un mero aumento del numero di capi, finalizzato a una crescita della produzione.

 

Questa strada sembra sbarrata ai più, per una serie di ragioni: la questione dei nitrati e l’equilibrio con i terreni, le quantità di latte che l’industria può e vuole ritirare, le quote produttive legate ai Dop che vincolano ogni conferente. E questi sono vincoli esterni, oggettivi.

 

Poi ci sono le questioni economico-finanziarie proprie di ogni azienda che raramente rendono praticabile l’opzione della crescita – quand’anche sia ipotizzabile uno sbocco aggiuntivo della produzione in più e un equilibrio con le deiezioni supplementari – quando essa comporta una necessità di nuove strutture e di nuovi dipendenti.

 

teniamo conto poi che, sullo sfondo, c’è un prezzo del latte determinato in larghissima misura da eventi, dinamiche e congiunture sulle quali in singolo può ben poco nel loro determinismo positivo o negativo.

 

Decisamente la questione centrale è quindi una e – quasi – una soltanto: fare rendere il più possibile quello che si ha, in termini di mandria e in termini di personale.

 

Il punto poi può essere tradotto in vari modi, in base alle tante situazioni esistenti.

 

E tra i modi possibili c’è questo che trovo interessante, legato a un percorso di ottimizzazione a basso costo impostato in una stalla che ho visto di recente. Un percorso che ha dato il via a un salto di qualità in termini di efficienza e produttività.

 

Come l’allenatore che azzecca i cambi durante una partita che sta procedendo così così.

 

Vediamo.

 

Questa la situazione di partenza.

 

Circa 200 capi in mungitura e la classica stalla con strutture succedutesi nel tempo, per ingrandimenti successivi.

 

Il gruppo di lattazione è unico e non c’è una suddivisione tra primipare e pluripare.

 

Gli spazi non sono un punto di forza e sia le asciutte (in box su cuccette) sia la rimonta (questa in box su lettiera) sono abbastanza allo stretto.

 

Per evitare che le primipare siano troppo penalizzate nella competizione con le pluripare si tende a ritardare la prima fecondazione, spingendola a 15 o 16 mesi.

 

Detto ciò i risultati sono comunque più che decorosi. Decorosi, ma migliorabili.

 

Da qui il programma di efficientamento.

 

Trasformazione del fienile nella nuova stalla per la rimonta, su lettiera. Il fienile è stato sostituito con una struttura tubolare leggera, perfettamente adeguata alla necessità e molto più pratica (e recuperabile alla bisogna, nel momento in cui non dovesse più servire) di una struttura in cemento.

 

Dove prima c’era la rimonta si sono spostate le asciutte. Essendo il corpo più laterale nell’insieme delle strutture sono state ricavate delle aperture sul muro laterale che danno su un ampio paddock-pascolo, ricavato nel terreno adiacente attualmente adibito a deposito di materiale vario, per poi continuare su terreno di proprietà.

 

Dove prima c’erano le asciutte si è ricavato un comodo spazio per il gruppo delle primipare, dove potranno tranquillamente svolgere le prima lattazione senza stress da competizione.

 

Si è cominciato ad anticipare l’età alla prima fecondazione delle manze.

 

Come si vede niente di trascendentale, costi contenuti di adattamento, ma sicuramente le mosse dei diversi pezzi produrranno qualche risultato sulla scacchiera.

 

E una situazione così non è difficile trovarla altrove. Se le idee sono chiare si riesce a vedere l’esistente non per come è, ma per come potrebbe diventare.

 

In risultato è: stesso numero di animali, stesso numero di addetti, stessi costi, ma maggiore sanità, meno farmaci consumati, maggiore efficienza, latte migliore.

 

E maggiore redditività. Come se ci si fosse aumentati da soli il prezzo del latte.

 

5 sabbia copia

 

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