Dove? Praticamente dappertutto (e non c’è investimento che si ripaghi così in fretta)

 

Quando fa freddo è il momento migliore per pensare al raffrescamento della stalla. Dopo non ci sarà più tempo e si pagherà l’ennesimo tributo al caldo.

 

Vediamo quali sono i consigli di un notissimo tecnico israeliano su come organizzare il cow cooling in stalla, espressi nel corso di una recente serata tecnica sul tema.

 

Innanzitutto proteggere il più possibile (con sistemi ombreggianti) dai raggi solari le bovine, per non aggiungere altro calore da smaltire.

 

Fatto al meglio questo lavoro di difesa passiva, viene la parte attiva.

 

Irrinunciabile la combinazione di ventilazione e bagnatura della bovine. La sola ventilazione, ai fini del raffrescamento degli animali, ha infatti un significato irrisorio, è stato spiegato.

 

 

Passando poi in rassegna le varie parti della stalla, sicuramente la sala di attesa prima della mungitura è un punto dove il raffrescamento è irrinunciabile e va adeguatamente dimensionato.

 

Ci sono poi la corsia di alimentazione e la zona riposo, in quest’ultimo caso con la sola ventilazione.

 

Come ricordato non vanno dimenticate la zona di asciutta e quella di transizione, intesa come le due settimane prima e le due settimane dopo il parto.

 

Di fatto, come si può vedere, non c’è (quasi) parte della stalla dove non sia utile – se non indispensabile – disporre di un sistema di raffrescamento. Detto ciò questo non è ancora sufficiente, perché i risultati possono essere differenti stalla per stalla e non tutte le installazioni funzionano allo stesso modo, dando gli stessi vantaggi in un posto e nell’altro.

 

La questione alla base di ogni considerazione è però che ogni realtà fa storia a parte, che un sistema di raffrescamento va adattato alla stalla, con aggiustamenti successivi, meglio ancora se c’è la possibilità di verificare direttamente sulle bovine la temperatura corporea e, grazie a questo dato, adattare impianti, tempi di raffrescamento, inclinazioni,fasi di bagnatura, velocità dell’aria.

 

Non solo: non per tutte le aziende la situazione di partenza è la stessa e identica è l’urgenza. C’è chi perde di più e chi perde di meno per via del caldo.

 

Per fare una verifica si può prendere il dato del latte consegnato nei mesi critici (luglio-agosto-settembre) e rapportarlo con quello dei tre mesi più “facili” (febbraio-marzo e aprile).

 

Si otterrà l’indice estate/inverno (indice s/w), espresso da un valore al di sotto di 1. Quanto più siamo lontani da 1 tanto maggiore è la perdita estiva e quindi la necessità di intervenire (e più rapido sarà il recupero dell’investimento fatto).

 

In Israele, dove la sanno lunga in materia, il miglior 10% delle stalle ha un indice s/w pari a 0,99: praticamente la stessa produzione in estate e in inverno.

 

In Italia, come spiega una nota azienda che si occupa di raffrescamento delle stalle da latte, il rapporto s/w nel 2018 è stato 0,85, l’anno precedente 0,88.

 

Con un adeguato sistema di raffrescamento – assicurano i tecnici di questa azienda – è possibile arrivare a 0,97.

 

Il ritorno economico dell’investimento non è dato soltanto dal maggior quantitativo di latte prodotto, ma da una vasta gamma di passi in avanti quali la migliore fertilità, il minor consumo di farmaci, la gestione semplificata, la migliore qualità del latte, il benessere animale che fa un salto in avanti.

 

La rapidità con cui i conti migliorano è spesso incredibile: non di rado basta un solo anno per recuperare quanti speso. Quasi da non credere, ma è davvero così.

 

 

2 stalla combinazione ventilatori