Ma questo è un unifeed?

 

Se camminando lungo la corsia di alimentazione deste un’occhiata all’unifeed appena scaricato dal carro di fronte alle vacche in lattazione, e lo trovaste uniforme, omogeneo, con pezzetti di fibra ben mescolati e poco vistosi… allora significa che potreste essere ovunque, ma certo non in una stalla israeliana.

 

Che si tratti di unifeed prodotto e consegnato da un feed center esterno (per la maggioranza delle situazioni) o prodotto in loco con il proprio carro, il risultato non cambia: quello che si trovano davanti le vacche è questo.

 

Al di là della composizione, quello che colpisce (eccome se colpisce) è la disomogeneità, la presenza di fibra lunga e irregolare, lo sfilacciamento.

 

Un qualcosa che qualunque alimentarista, al vederlo in una stalla, farebbe una ramanzina infuocata ad allevatore e carrista, ammesso che ci sia allevatore in Italia che metta sulla corsia delle vacche in lattazione (queste nelle immagini sono miscelate di lattazione) una cosa del genere.

 

Eppure nelle stalle che stiamo vedendo (e non sono poche in questo tour tecnico Nutriservice) è praticamente la regola.

 

E tutto quello che si dice sull’uniformità della miscelata, sul non far scegliere le vacche eccetera, eccetera?

 

Come si conciliano miscelate che da noi sarebbero additate ad esempio di come non fare assolutamente l’unifeed con produzioni elevate e stabili delle stalle che queste miscelate adottano?

 

Bella domanda, anche perché i tempi di distribuzione della miscelata (una o due volte al giorno) e del suo avvicinamento alla mangiatoia durante il giorno non sono diversi dai nostri (ovviamente dove questo si fa con regolarità).

 

Sicuramente le bovine, come le persone, qui sono pragmatiche e senza fronzoli, e la selezione che sta a monte le ha rese delle rustiche trasformatrici che mangiano grandi quantità di alimento.

 

C’è praticamente ovunque il controllo elettronico di ogni capo e, tra l’altro, l’incrocio dei dati tra produzione, tenore proteico, tenore di grasso, che, ad ogni mungitura, permette di evidenziare con grandissimo anticipo ogni possibile dismetabolia, con conseguente riduzione della loro incidenza e dell’effetto sulla produzione e sui costi.

 

Ci sono in genere grandi spazi a disposizione  (anche 30 mq/capo) cosa che rende le bovine meno stressate in generale, con possibilità di stare coricate molto e quindi di ruminare molto. Aggiungiamoci un ambiente di allevamento assai curato per la ventilazione e il raffrescamento, altro fattore che favorisce l’ingestione.

 

Sia quel che sia, è una domanda a cui non si riesce a trovare una risposta definitiva, se non che questa cosa comunque qui funziona.

 

La domanda vera, tuttavia, è anche un’altra, arrivati a questo punto. Come migliorerebbero ulteriormente le cose se si applicasse un po’ del criterio di fare unifeed che c’è nelle nostre stalle?

 

Il dubbio che la situazione israeliana abbia spunti da offrire, ma anche da ricevere non è poi così campato per aria…

 

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