Zoppie e momento del parto? Ci pensa il pedometro a dirtelo

 

Chi si ricorda l’avvento dei pedometri (o podometri) nelle stalle italiane, quasi una trentina di anni fa? Sicuramente un passaggio epocale, il primo innesto di una tecnologia “intelligente” che andava a sostituire un lavoro fatto dall’uomo, non sempre in maniera impeccabile, con lacune che divenivano crescenti con il crescere numerico delle mandrie.

 

E i numeri che definivano all’epoca una mandria numerosa, visti oggi, definiscono una mandria appena sufficiente.

 

Con essi arrivava il riconoscimento di ogni soggetto, l’analisi dei dati di produzione, la possibilità di incrociare informazioni e avere segnalazioni operative su cui prendere decisioni.

 

Da allora ad oggi di strada (letteralmente, ai piedi delle bovine) ma anche concettualmente (come sviluppo tecnologico) i pedometri ne hanno fatta parecchia, con una precisione nelle segnalazione del calore e un’indicazione del momento più efficace per l’inseminazione sempre maggiore.

 

Nel settore della sensoristica gli anni passati sono stati anni di continua crescita, sviluppo e perfezionamento, con una abbondanza di strumenti, sensori e software in grado di produrre una montagna di informazioni utili.

 

E altre informazioni sono in arrivo, con lo sviluppo di nuovi algoritmi che, partendo dalle informazioni raccolte dal pedometro, relative a movimenti e tempi di riposo,  sono in grado di dare indicazioni preziose sulle probabili vacche zoppe presenti nella mandria, fornendone una lista da andare a verificare ed eventualmente trattare.

 

La percentuale di zoppie in una stalla è generalmente sottostimato, con ripercussioni inevitabili sull’incidenza dei trattamenti a valle, ma anche su perdite di produttività anche importanti.

 

Pensiamo all’importanza dei tempi e modi di accesso alla mangiatoia, penalizzati laddove ci sono zoppie, anche quando esse siano in fase iniziale poco visibile, quindi meno ingestione uguale meno latte.

 

La penalizzazione è superiore nelle aziende dotate di un robot di mungitura, per le quali è fondamentale avere bovine che si muovano senza impedimenti o restrizioni per non diminuire anche il numero di mungiture per giorno.

 

Inoltre la bovina con problemi podali incipienti tende a restare di più in cuccetta e questo si traduce inizialmente, paradossalmente, in un incremento della produzione che può trarre in inganno, ritardandone la individuazione.

 

Al di là delle ripercussioni sui costi aziendali e sulle performance delle bovine, il dato delle zoppie ha un significato che andrà crescendo anche in termini di benessere animale certificato, con protocolli vari messi a punto da colossi del food che tendono a portare verso zero questo parametro.

 

Sia come sia, la rilevazione visuale delle zoppie richiede tempo e non è sufficientemente precisa.

 

In una delle ricerche presentate dal dr. Alon Arazi del Centri studi di Afimilk, in Israele,  fatta in un’azienda spagnola, emergeva come la percentuale di bovine con locomotion score  maggiore o uguale a 3 fosse del 12,4% con il nuovo pedometro, rispetto al 6,7% dell’osservazione visiva.

 

Non è tutto.

 

I dati che raccolgono i pedometri sono fonte di informazioni sempre più diversificate, qualora si riesca a trovare il nesso tra certi pattern e momenti precisi nella vita della bovina.

 

A questo si dedicano i creatori di algoritmi, vera e propria chiave per trasformare dati grezzi in informazioni preziose.

 

Proprio la messa a punto di un algoritmo specifico in grado di collegare ed elaborare i dati raccolti riguardo ai movimenti e al riposo della della bovina, compresi quelli connessi alla sua irrequietezza, consente di fornire un’allerta sul momento del parto, con una precisione di 4 ore.

 

Decisamente il vecchio pedometro del passato di strada ne ha fatta.

 

 

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