Evitare l’asciutta? Meglio di no.

 

Evitare l’asciutta non risulta una strategia vincente.

 

Si è parlato anche di questo al recente Seminario nazionale Sivar, del quale ci sarà un ampio resoconto sul prossimo numero di Professione Allevatore, a firma di Tatiana Lo Valvo che ha seguito l’evento, centrato sull’asciutta

 

Dunque, tornando a noi: ha senso evitare l’asciutta? Oppure accorciarla ai minimi termini?

 

Sembra proprio di no.

 

Gli studi si sono dimostrati tutti concordi.

 

Gemelle omozigote senza asciutta hanno prodotto il 25-38% di latte in meno di quelle con asciutta di 60 giorni.

 

Comparando mezza mammella munta in continuazione con mezza sottoposta ad asciutta, alla nuova lattazione la mezza mammella sottoposta ad asciutta produce molto di più.

 

Inoltre, bovine con asciutta breve, di 10-40 giorni, contro asciutta normale, di 50-60 giorni, producono 450-680 kg di latte in meno nella lattazione successiva.

 

L’omissione dell’asciutta aumenta i giorni di lattazione, migliora il bilancio energetico, lo stato metabolico e mantiene l’animale in condizioni compatibili con una migliore immunocompetenza, ma porta ad un aumento delle cellule somatiche con effetto variabile sull’aumento dell’incidenza di mastiti e diminuisce il contenuto di immunoglobuline nel colostro con possibili effetti negativi sullo sviluppo della immunocompetenza e sulla salute del vitello.

 

 

È stato provato anche sperimentalmente che evitando l’asciutta o facendone una breve, di 30 giorni, non vi è un chiaro miglioramento delle condizioni degli animali, che invece tendono ad ingrassare di più, l’incidenza delle patologie post-parto non diminuisce, aumentano i casi di mastite e i vitelli hanno a disposizione un colostro di peggiore qualità.

 

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