Perché bisogna ridurre le emissioni (quelle vere e quelle percepite)

 

Certo che parlare di riscaldamento globale in questi giorni fa un po’ sorridere, ma è comunque una questione con cui fare i conti.

 

Ovviamente parlo del fenomeno in sé, certo, ma soprattutto di come questo fenomeno viene adottato da un insieme di sostenitori di posizioni e interessi che lo utilizzato, come fosse una testa di ariete, per smantellare le mura dietro le quali si difendono i sostenitori di posizioni differenti.

 

Per dirla più semplice: dietro ai grandi proclami mainstream, al dolore ostentato, alle paginate di giornali, alle omelie di telegiornali e pensatori alla moda, c’è sempre (o quasi sempre) dell’altro.

 

Un interesse da spingere, da portare avanti, da favorire.

 

Non nego che ci possa essere del disinteresse e della purezza di intenti in chi fa certe battaglie, ma il motore che muove le dinamiche della comunicazione è molto meno puro e disinteressato di quel che si voglia far credere.

 

E torniamo allora al riscaldamento globale e a tutta la grancassa mediatica che lo accompagna.

 

Sicuramente tra coloro che spingono a tutta forza sul tema ci sono portatori di un’idea di mondo e di consumi elitaria, della stessa matrice culturale, anzi, ideologica, secondo cui l’uomo è il vero nemico da combattere.

 

E, soprattutto, l’uomo che mangia alimenti di origine animale.

 

Qui volevo arrivare.

 

Prima o poi (credo prima) arriveranno, in nome della salvezza della terra, del pianeta malato, del clima impazzito, serissime proposte per ostacolare l’allevamento, richieste di tasse “ecologiche” per chi alleva animali, prenderanno nuovo fiato e nuova forza tutte le trombe e le trombette che suonano la carica contro l’allevamento animale per la produzione di alimenti.

 

Ci hanno provato con la via salutistica, ora si aggiunge la via ecologica.

 

Ecco perché non c’è tempo da perdere. Il mondo delle produzioni animali deve essere in prima fila nel fare propria la questione ambientale ma in maniera razionale, fatta di contenimento delle emissioni, di rispetto per l’ambiente, di sostenibilità, applicata rigorosamente a tutti i suoi protocolli e sempre aggiornata e rivista al meglio.

 

Certificata, verificata, comunicata.

 

Farlo ora liberamente è meglio (e può anche diventare un buon argomento di marketing per l’immagine e per i prezzi) che farlo poi sotto obblighi decisi da altri, magari da qualche sinedrio di vegani.

vacche, cuccette e merda