Latte prodotto o latte venduto?

Il latte non basta produrlo, bisogna venderlo. È un concetto lapalissiano, laddove si voglia fare reddito. Ed è un concetto valido in ogni campo: non basta generare prodotti, idee, proposte, se poi non si è in grado di venderli.

Dunque, va bene produrre, ma solo perché è l’anticamera del vendere.

Tuttavia, parlando di allevamenti da latte, il focus dell’attenzione, un po’ a tutti i livelli, dal più piccolo locale al più grande nazionale o globale, è proprio sul latte prodotto.

Ma è questo un dato sufficiente per avere il polso della redditività della stalla? No, perché quello che conta, quello su cui andrebbero concentrati gli sforzi, è il latte venduto.

Che, come ognuno sa bene, è sempre un po’ meno di quello prodotto, perché le circostanze che si possono mettere di traverso sono varie ed eventuali.

Soprattutto sono questioni sanitarie, e qui torniamo al concetto di base: la massima sanità della mandria è la condizione indispensabile per una stalla che voglia guardare al domani con una certa tranquillità. Più importante, azzardo e provoco, delle dispute sul centesimo in più o in meno sul prezzo del latte.

Continuiamo.

Negli anni l’obiettivo della massima produzione ha portato a mandrie estremamente produttive, ma anche fragili e delicate proprio dal punto di vista sanitario. E questo va a impattare proprio sul discorso latte prodotto/latte venduto.

La differenza tra una vacca più produttiva e una meno produttiva, in termini di latte prodotto, è evidente. Ma se la seconda fa la lattazione senza avere problemi mentre la prima incappa, ad esempio, in una mastite, ecco allora che le differenze si riducono. Questo perché il latte è prodotto, ma non può essere venduto. E in aggiunta ci sono i costi per i farmaci, la complicazione gestionale. E il costo per l’alimentazione, perché la bovina mangia anche se il latte non può essere venduto.

Moltiplichiamo il dato per una mandria di 100, 200, 400 capi o più, e ognuno può farsi i suoi calcoli su come la bilancia penda da una parte o dall’altra in termini di latte prodotto, latte venduto, spese sostenute.

E fin qui è una questione di redditività. Ma non è finita, anzi.

Questo perché bisogna mettere in conto un altro elemento destinato a pesare sempre di più: la sostenibilità dell’allevamento, che significa minimo consumo di risorse per unità di prodotto: è evidente che è più sostenibile una mandria che produce meno in termini assoluti, ma, non ammalandosi, tutto quello che mangia trasforma in latte (e lasciamo da parte, per ora, il discorso sulla capacità di certe bovine di fare lo stesso latte delle altre ma mangiando meno), rispetto a una mandria che produce potenzialmente di più, ma essendo più soggetta a malattie ha dei “buchi”, nei quali mangia (consuma risorse) ma non produce (o, meglio, produce ma non produce alimenti). Con il corollario, sempre per stare in ambito sostenibilità, che se una vacca fa due lattazioni in carriera o ne fa il doppio il peso ambientale (ma anche economico, sia chiaro) della costruzione della manza è assai diverso.

E non è ancora finita.

C’è la questione legata all’accettabilità dell’allevamento. Inutile immaginare un ritorno al passato. Questi sono tempi in cui l’allevamento è visto con crescente sospetto e deve conquistarsi palmo a palmo, ogni giorno, il suo “diritto” di esistere, quantomeno a livello di correnti di pensiero minoritarie ma molto influenti. E la sanità degli animali è un punto imprescindibile per dare forza alle nostre ragioni.

A questo punto ci sarebbe anche la questione normativa, con le restrizioni all’uso degli antibiotici, la necessità di passare prossimamente all’asciutta differenziata, ma questo è un capitolo che merita approfondimenti specifici.

 

Il senso di tutta questa chiacchierata è chiaro: concentrarsi solo sul latte prodotto è come guardare in una lente distorta che fa vedere una realtà (magari fotografata da una graduatoria) che può essere ingannatrice. Guardare al latte venduto (con un occhio alla spesa per farmaci) aiuta un po’ di più a stare al passo con la realtà.

 

1 bel primo piano bis