Benessere animale: se ci fosse un benchmark non sarebbe meglio?

Prima di tutto la definizione di benchmark, tratta da Wikipedia: “Con benchmark o, più spesso e coerentemente con la voce inglese benchmarking, in economia si intende una metodologia basata sul confronto sistematico che permette alle aziende che lo applicano di compararsi con le migliori e soprattutto di apprendere da queste per migliorare”.

 

Detto questo, la domanda è: sarebbe utile, a tutte le aziende che ottengono una classificazione per il benessere animale presente, avere una posizione in classifica rispetto ai migliori e ai peggiori? Una sorta di posizionamento che indichi, con precisione, se si veleggia più verso la retrocessione o verso la zona Champions.

 

Vale per il benessere animale perché è una celle classificazioni più “calde” al momento, che si tratti di CReNBa o di altri soggetti che osservano e – sintetizzando – danno un voto. È vero che già questo è un punto di riferimento importante da usare per fare crescere la stalla e orientare in maniera efficace sforzi e investimenti. Ma avere anche la propria posizione in classifica potrebbe indurre quel positivo spirito di competizione che è da sempre un motore del miglioramento.

 

Ovviamente non si chiede di avere nomi e cognomi, dato che non sarebbe una cosa possibile, per questioni di privacy e di buonsenso. Ma basterebbe un numeretto a indicare la posizione in classifica rispetto al database di aziende classificate.

 

Anche perché: davvero si può escludere che prossime trattative su prezzo del latte possano essere condotte con soglie di prezzo differente in base alla fascia di classifica occupata, ad esempio per la classificazione del benessere animale? Oppure contributi pubblici superiori, o, ancora, allargamenti di possibilità produttive in contesti di produzione contingentata? Io non lo escluderei.

 

Questo, allargando il discorso, per dire che essere classificati è importante, ma, come è importante partecipare ma soprattutto vincere, è importante essere nelle prime posizioni. Ma per saperlo si deve poter guardare la classifica. Se una squadra a fine campionato avesse totalizzato tot punti, ma non conoscesse i punti delle altre squadre, come potrebbe sapere se va in Champions, in Europa League, galleggia a metà classifica o sfiora la retrocessione?

 

Del resto una cosa del genere – con altri parametri, ad esempio l’IOFC (il ricavo della stalla detratti i costi alimentari) – è fatta da professionisti che seguono molte aziende, per le quali, appunto, stilano e aggiornano periodicamente queste classifiche. Altrettanto accade, per fare un altro esempio, per network di stalle accomunate da un identico robot di mungitura che possono avere accesso ai dati di aziende simili con cui confrontarsi.

 

Ovviamente, e qui chiudo, tutto ha senso se il benchmark è il punto di partenza per prendere decisioni e attivare azioni. Se resta un numeretto dimenticato allora che ci sia o non ci sia fa poca differenza.

 

1 bel primo piano bis