Non è la gestione che deve adattarsi alla struttura (ma la struttura che deve essere funzionale alla gestione)

Ci sono situazioni in cui non è possibile fare troppo gli schizzinosi: è il caso della vecchia stalla adattata, ingrandita, ritoccata, sistemata per fare spazio a nuovi animali, creare gruppi, sfruttare spazi. Qui l’evidenza di come spesso si debba aggiustare la gestione e adattare i tempi di lavoro alle strutture è massima.

Tuttavia non è solo una questione di vecchie stalle adattate e accresciute con aggiunte, pensiline, recinti e via sistemando. Anche nuove stalle non mancano di far sorgere il dubbio che forse la stella polare nella progettazione non ha illuminato completamente le esigenze della gestione e dell’ottimizzazione del lavoro. Non ha cioè considerato l’idea di allevamento che si voleva tradurre, ma seguito degli standard a cui, poi, la gestione avrebbe dovuto adattarsi.

Per l’oggi e, soprattutto, per il domani, perché mai come ora le necessità dell’allevamento richiedono versatilità ed elasticità, di mente e di strutture. La vera questione – banale, ma non per questo trascurabile – è che la struttura è al servizio della gestione e non deve essere il contrario.

Altrimenti, senza una chiara strategia (finalizzata al miglior uso del proprio tempo, al massimo benessere degli animali, alla massima qualità ed efficienza del lavoro, alla migliore gestione delle deiezioni, alla riduzione delle emissioni, alla massima sanità, ai corretti movimenti degli animali, eccetera, eccetera) le strutture potrebbero seguire nella loro progettazione e realizzazione una inerzia che porterebbe, alla prova della realtà, a una minore efficacia di quanto desiderato.

Dico questo ricordando la testimonianza di un paio di allevatori che hanno raccontato la loro esperienza nella realizzazione della nuova stalla. Due situazioni completamente diverse: una di pianura, una di montagna.

Ma con un punto comune: in entrambi i casi gli allevatori coinvolti hanno passato giorni, settimane, forse mesi mettendo sulla carta schemi, disegni, flussi, cambiando e cambiando ancora, immaginando situazioni reali e sviluppi futuri e cercando di capire con quale layout si sarebbe potuto lavorare al meglio.

Nel primo caso la stalla è sorta letteralmente attorno alla postazione con i robot, posta centralmente (fatto abbastanza inusuale) in posizione baricentrica e con un sistema di cancelli mobili a definire box a geometria variabile per gestire al meglio situazioni anche assai diverse durante l’anno. Il tutto si traduce in minimi spostamenti per uomo e animali e ottimizzazione delle operazioni da svolgere.

Nel secondo caso l’idea portante è stata quella di un carroponte per gestire buona parte del lavoro: carichi e scarichi del foraggio così come la movimentazione del letame.

In entrambi i casi un’idea chiara su come si sarebbe voluto lavorare e sulle attrezzature necessarie per riuscirci, nonché sulla divisione di spazi e l’organizzazione dei flussi ha determinato la forma e la suddivisione della stalla e, ora, dà una grossa mano alla gestione.

 

Il contrario di quando è la gestione che deve rincorrere la rigidità e gli errori di certe scelte, peggiorando qualità del lavoro e, non di rado, risultati.

 

 

1 bel colpo d'occhio corridoi centrale