C’è anche il poster delle bovine nella stalla galleggiante

Non dico che le prossime stalle dovranno essere piattaforme galleggianti sul mare, ma sicuramente qualche cosa da imparare dall’esperienza della Floating Farm olandese c’è.

Come già ricordato in precedenza, è un progetto di stalla galleggiante, una vera e propria isoletta, ormeggiata ora davanti al porto di Rotterdam ma che può spostarsi qua e là.

Un primo elemento interessante è che tutto, nel progetto, è in funzione della sostenibilità e del recupero, a partire da deiezioni, energia, acqua. E questo è sicuramente un concetto da non sottovalutare.

Ma quello che più offre spunti interessanti è la capacità di creare attenzione e seguito mediatico, anche e soprattutto con un rapporto diretto con cittadini e urbani di vario genere, sfruttando (non c’è bisogno di dirlo) tutti i canali che l’offerta social propone.

C’è un aggiornamento continuo della situazione, degli sviluppi, dei passi futuri. Ognuno, di fatto, è come se in questa stalla galleggiante fosse di casa.

Fotografie, filmati, iniziative, come le aperture imminenti al pubblico per visitare questa realtà.

In questa direzione va, ad esempio, il poster realizzato con le protagoniste della stalla, una a una, per renderle famigliari ai prossimi visitatori e costruire, un tassello dopo l’altro, la narrazione di una realtà felice, dove persone e bovine sono tranquille e collaboranti, dove c’è benessere, tranquillità, aria di mare e fiori sui balconi.

Ovvio, questa è la percezione: alle bovine di tutto ciò credo interessi assai poco. Per loro essere qui o in una qualunque altra stalla non fa differenza, purché ci siano cibo, acqua, lettiera e aria pulita.

La stalla comunicata è però la stalla reale, ma con qualche furbizia comunicativa che la renda più in sintonia con la massa di urbani che dell’allevamento non sanno nulla, ma in compenso passano buona parte delle loro ore con la testa dentro uno smartphone.

Dunque bisogno dare loro, o meglio, comunicare loro, ciò che sono in grado di vedere e capire, senza pretendere che entrino nei tecnicismi di cui ignorano i fondamentali, ma cibandoli di immagini, di effetti, di emozioni. Queste che le assorbono come spugne.

I tipi della Floating Farm non so se siano allevatori eccelsi, ma sicuramente sanno fare bene la parte della comunicazione. Che, attenzione, non è la parte più importante rispetto all’allevamento, ma quasi.

Per chi vuole stare a galla – è il caso di dirlo – anche con stalle sulla solida terraferma, dare qualche occhiata ogni tanto alla esperienza della Floating Farm potrebbe non essere tempo perso.

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