Ma davvero ricorrere al toro nella mandria è cosa del passato?

Allora, chiariamo subito una questione fondamentale: il toro nella stalla è un moltiplicatore di rischi per la sicurezza di chi ci lavora. Ogni distrazione è un pericolo, ogni leggerezza un azzardo, ogni sottovalutazione un rischio anche mortale. L’organizzazione degli spazi, delle operazioni, dei movimenti deve rispondere a standard rigidi di sicurezza perché, sottolineiamolo mille volte, un toro in stalla è cosa da maneggiare con la massima cautela.

Quindi, per ulteriore sicurezza, rileggere dall’inizio prima di proseguire.

Fatto? proseguiamo. La questione: ebbene sì, c’è ancora chi tiene il toro nella mandria e delega totalmente a lui il compito di trovare calori, montare e fecondare, ritorni compresi.

E questo non riguarda stalla marginali, un allevamenti di retroguardia, ma anche stalle di Frisone, con buoni numeri.

Ricordo che questo allevatore era particolarmente soddisfatto. Soddisfatto, ad esempio, di dati di fertilità della sua stalla, soprattutto nei mesi estivi, quando non c’era il minimo buco di gravidanze nei mesi più caldi.

Questo è proprio il punto centrale della faccenda, che sostiene il suo ragionamento e dà valore a una scelta – il toro aziendale – unanimemente considerata di retroguardia gestionale.

Infatti – spiega l’allevatore che gestisce un centinaio di vacche in lattazione con l’aiuto del padre fondatore della stalla a suo tempo – il tempo è pochissimo rispetto alle cose da fare, ci sono 40 ettari di campagna da seguire, il rischio di non vedere calori è alto e anche le FA fatte bene e nei tempi giusti richiedono tempo.

E poi ci sono vacche per cui una inseminazione non basta, nemmeno due, nemmeno tre…

Così ha deciso di lasciare fare al toro. Delega completa.

Attenzione, prima faceva FA come tutti, è stata una scelta di ritorno, legata essenzialmente a una questione di manodopera, di tempi di lavoro, di impossibilità di fare tutto bene.

Sceglie un toro di alta genetica, ben bilanciato, e lo cambia ogni anno. Le vacche entrano nel gruppo di lattazione dopo qualche giorno dal parto e ogni mese sono fatte le diagnosi di gravidanza.

Certo la selezione ci perde un po’, spiega, ma la semplificazione dello snodo cruciale dell’ottenimento di gravidanze è massima. E, soprattutto, le gravidanze ci sono, costanti tutto l’anno. E avere gravidanze è la regola per avere latte.

Certo, è una scelta radicale, ma illustra bene come non ci siano dogmi inviolabili: ciò che è stoltezza per i più, può diventare una via interessante per qualcun altro.

Senza arrivare a queste forme estreme, ci sono allevatori che tengono il toro per intervenire sulle vacche che non si ingravidano dopo una, massimo due, inseminazioni artificiali.

In questo modo non perde per strada il miglioramento genetico (questo continua grazie alle manze e alle vacche che rimangono subito gravide o quasi) e però non si perdono nei giorni di lattazione lunghissimi, per intervalli parto-concepimento prolungati. E riducono le necessità di lavoro.

C’è poi una variante interessante: un toro da carne, facendo attenzione alla facilità al parto,  per la monta naturale dei capi di minore valore genetico (che stanno in un gruppo di lattazione a parte, rispetto alle vacche di pregio, per le quali si continua con la FA), per fare incroci da vendere meglio. Tutti vitelli con lo stesso padre, per aggiungere omogeneità.

Certo, e si ripeterà fino alla noia, a patto che tutto ciò che riguarda la sicurezza sia la prima preoccupazione: prima, durante e dopo questa scelta.

Detto ciò, alcune considerazione a chiosa.

Il pragmatismo è l’unica via che paga i conti; i dogmi, a volte, creano debiti che non si riesce più a pagare. E pragmatismo significa anche fare i conti con le cose da fare, la disponibilità di tempo e manodopera, la qualità della manodopera stessa. Fare tutto è sempre più difficile, fare tutto bene è praticamente impossibile.

Ecco perché si deve imparare a delegare qualche segmento nella trafila di operazioni che caratterizzano la stalla da latte.

E qualcuno sta tornando a delegare un po’ di lavoro al toro.

Ovviamente il dibattito è aperto. L’unica regola valida per tutti è che in questo settore non esistono regole valide per tutti.

 

7 fronte box del toro

 

 

4 pensieri riguardo “Ma davvero ricorrere al toro nella mandria è cosa del passato?

  1. La questione sicurezza degli operatori è totalmente dimenticata. In zona da me ci sono stati diversi incidenti gravissimi con il toro libero in gruppo. Preferisco qualche soldo in meno ma gambe e costole intere! Si può tenere il toro in un box dedicato in sicurezza. Ma libero nel gruppo delle vacche direi che è proprio rischioso

  2. Non fosse che il toro, sempre “buonissimo”, si lascia dietro una scia di incidenti e morti che neanche un serial killer può vantare. Tutti noi abbiamo uno o più amici che si sono fatti male con il toro, quando non ci hanno rimesso le penne. È un animale pericoloso e come tale va trattato. Questo va scritto a caratteri cubitali.

  3. hai rispecchiato la mia azienda e la mia decisione di introdurre il toro dopo forse vent’anni. si deve ottimizzare il tempo e avere le vacche gravide, senza rinunciare alla selezione che è più improntata sulle manze. e quando hai le vacche gravide puoi scegliere cosa fare, senza di quelle l’unica scelta che puoi fare è chiudere l’allevamento. ottimo articolo.

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