Sulla via del latte attenzione all’incrocio

Quando ci sono circa 3000 vacche e, progressivamente, la percentuale delle Holstein in purezza scende fino ad arrivare all’attuale 20%, a fronte di una grande maggioranza di incroci, una prima considerazione può essere fatta: i risultati ottenuti con gli incroci hanno soddisfatto le attese.

E i risultati, quando si parla di incrocio, sono migliore fertilità, maggiore resistenza delle bovine, maggiore sanità, più lunghe carriere produttive, gestione meno problematica e costosa.

Non è tutto.

C’è anche il maggiore valore dei vitelli e delle vacche a fine carriera, ad esempio, o anche maggiore efficienza alimentare.

Tutte voci interessanti in uno scenario zootecnico dove il ridotto utilizzo dei farmaci, la sostenibilità dell’allevamento, il benessere animale (misurato anche in riduzione della rimonta forzata) saranno (anzi, già lo sono) le coordinate di riferimento.

Qui la via scelta è stata quella dell’incrocio a tre vie ProCross, con rotazione di tre razze: Holstein, Viking Red e Montbéliarde. Uno schema di incrocio che è stato, per questa esperienza, il punto di arrivo di una ricerca iniziata oltre quindici anni fa, con varie prove, tentativi e differenti razze coinvolte.

E non si pensi che qui la selezione in purezza della Holstein non sia tenuta nella giusta considerazione, tutt’altro. Da qui sono usciti tori importanti e internazionalmente noti come Supersire e Silver.

A dimostrazione che la via del crossbreeding non è una scelta antagonista a quella della selezione in purezza ma, semplicemente, una declinazione diversa dell’allevamento da latte, da considerare con laicità, tra le opzioni a disposizione per migliorare i risultati.

Di cosa e di chi stiamo parlando?

Risposta: Ben Anderson e le due stalle di famiglia Seagull Bay Dairy e Andersen Dairy. Ben Anderson sarà ospite al convegno del 28 giugno in programma a Cremona, centro Fiera, inizio ore 9.30 nel quale cercheremo di tratteggiare i contorni della vacca ideale per i nuovi scenari zootecnici con l’aiuto di varie testimonianze, tra le quali, appunto, quella di Ben Andersen.

Tra i punti che toccherà (sul prossimo numero di Professione Allevatore troverete un’ampia intervista), per la sua esperienza, ci saranno quelli del miglioramento della sanità della mandria grazie alla minore incidenza dei problemi post parto e delle mastiti, il miglioramento della fertilità, un recupero di valore per vitelli e vacche a fine carriera, con una carriera, detto per inciso ma non meno importante, che si allunga rispetto alla Holstein in purezza. E ci sarà spazio anche per alcune riflessioni sulla mammella e sulla sua attitudine alla mungitura.

Attenzione: stiamo parlando di un allevatore che in azienda ha capi di altissima genealogia Holstein, che ha prodotto soggetti di valore internazionale.

Per intenderci: non un “nemico” dell’allevamento in purezza. Semplicemente un allevatore che ha considerato, valutato, inserito “anche” il crossbreeding come scelta pragmatica, non ideologica.

 

Appuntamento il 28 giugno a Cremona.

 

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