Ore di luce e ore di buio controllate: è arrivato anche il turno degli allevamenti da latte?

Quello del controllo del fotoperiodo nell’allevamento da latte è uno di quei temi che da poco, anzi, da pochissimo, si affacciano all’attenzione nelle stalle da latte.

A differenza di altri settori zootecnici, allevamento delle ovaiole in primis, che fanno della regolazione del fotoperiodo uno strumento essenziale di gestione, nell’allevamento della vacca da latte siamo ancora, in termini di realizzazioni e di attenzione al tema, ai primissimi passi.

Con una certa difficoltà si trovano allevamenti adeguatamente illuminati, specialmente quando sono coinvolte strutture datate, ma sono quasi introvabili quelli nei quali l’illuminazione è gestita in maniera razionale come fattore di ottimizzazione delle performance.

Eppure si tratta di una di quelle migliorie applicabili a ogni realtà, vecchia o nuova che sia, e che, a fronte di investimenti modesti, assicura (in termini di latte prodotto e di miglioramento dei parametri riproduttivi) ritorni praticamente automatici.

Controllare il fotoperiodo significa gestire in maniera congrua le ore di luce e quelle di buio.

Per giorno lungo si intende un periodo di 16, 17 ma anche 18 ore di luce e le rimanenti di buio; per giorno corto un periodo di 8 ore di luce e le rimanenti di buio.

Detto ciò come si distribuiscono giorni lunghi e giorni corti nel ciclo di vita della bovina per avere i migliori risultati?

Come ha ricordato, il giorno corto è utile nella fase di asciutta, precisamente nei primi 40 giorni. Se si riesce a garantire questo periodo con un limitato numero di ore di luce saranno maggiori i vantaggi ottenibili dall’applicazione del giorno lungo, che invece è per la fase di steaming-up, negli ultimi 21 giorni di asciutta, e per tutta la durata della lattazione.

Parlando di luce nella stalla, accanto alla corretta intensità luminosa è necessario che essa sia regolarmente distribuita in tutte le parti della struttura.

Altro punto interessante riguarda la colorazione delle luci nella stalla. Dovrebbero essere luci a tonalità gialla e a luce calda (lampade Led a 3000 gradi Kelvin), che si avvicinino alla luce solare, per l’effetto giorno. Le luci per la fase di riposo dovrebbero essere di tonalità rossa. Da evitare la luce bianca delle lampade al neon, che tuttora è sicuramente quella maggiormente presente e utilizzata nelle stalle.

Per la fase di riposo l’intensità luminosa deve essere di 5-10 lux, tale da permettere alle bovine di riposare senza essere disturbate da quelle che sono in movimento e vanno a mangiare o a bere, per la quali questa intensità di luce è sufficiente.

Altro aspetto importante: integrare i corpi illuminanti con dei crepuscolari che percepiscono il diminuire dell’’intensità luminosa esterna e regolano di conseguenza quella interna sui valori descritti.

Meglio se i crepuscolari sono presenti su entrambi i lati della stalla, se essa è molto ampia o con particolare orientamento. Ad esempio la parte ad est, la mattina avrà più luce di quella a ovest e quindi la luce dovrà spegnersi prima. Al contrario al tramonto. Questo consentirà di avere sempre le stesse condizioni per ogni animale e in ogni punto della stalla.

Qualora si progetti una stalla nuova il calcolo luminometrico è quindi tra le fasi irrinunciabili e consente di mettere a punto un sistema di illuminazione ottimale. Ma anche sull’esistente è possibile fare molto e con vantaggi tangibili.

 

L’importante è cominciare a considerare la luce (nei tempi e nelle intensità dovute) un fattore produttivo da usare al meglio, come tutti gli altri. Non un semplice dato di fatto

 

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