Dal trapianto embrionale un aiuto per ridurre l’infertilità in estate

 

L’Embryo Transfer è una possibilità in più per migliorare la fertilità della stalla, e non solo in estate. Questa l’esperienza – tra gli altri – di un allevatore bresciano da cui sono stato di recente.

Da qualche anno ha inserito il trapianto embrionale tra le opzioni di stalla, in particolare per un gruppo ben determinato di bovine, le cosiddette repeat breeders, ossia che tornano in calore ripetutamente, senza avere però problemi rilevabili.

Animali che spesso sono ottimi per le produzioni e il valore genetico e che, non di rado, possono prendere la via del macello perché malgrado le ripetute fecondazioni non si arriva alla gravidanza.

Un problema che non è solo dell’estate, ma che con il caldo, evidentemente, si accentua come si accentuano tutti i problemi legati alla fertilità delle bovine.

Da qui la possibilità di considerare il trapianto embrionale come uno strumento utile soprattutto nei mesi più difficili per avere più vacche gravide e recuperare così lattazioni e animali.

Accanto a questo risultato primario se ne possono mettere di complementari. Ad esempio la possibilità di migliorare la genetica di stalla sfruttando l’abbinamento con il seme sessato e la produzione quindi di embrioni di femmine di elevato valore genetico.

Altrettanto non disprezzabile è la possibilità di impiantare embrioni di razze da carne pregiate – con le dovute precauzioni riguardo alla dimensione del vitello alla nascita – così da avere alla nascita vitelli di valore graditi dagli ingrassatori.

Con l’embrione si bypassano tutte le fasi che precedono l’annidamento dell’embrione e che possono rappresentare dei passaggi critici che ostacolano la riuscita della fecondazione. Inoltre l’embrione ha una maggiore resistenza allo stress da caldo rispetto allo spermatozoo e all’oocita.

I costi sono sicuramente sostenibili e competitivi con la FA, alla luce dei vantaggi che l’ET consente nel periodo caldo. Il sistema potrebbe quindi essere scelto per recuperare gravidanze nei mesi più caldi.

Certo, l’approccio deve essere sicuramente sul singolo animale, da valutare caso per caso, certo non può essere immaginato come protocollo standard.

È una possibilità, un’opzione da considerare, perché quando fa caldo tutto fa brodo per limitare i danni. E di caldo, in questi giorni, si è fatta una certa esperienza.

 

vitello in gabbietta

 

 

 

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