Trattamento delle mastiti? Teniamo d’occhio il lisato piastrinico

Posto che la comunicazione sul concetto antibiotico sì-antiobiotico no ha preso strade semplificate, che pongono anche dei problemi concreti laddove, enfatizzando una produzione antibiotic free, si fa passare inevitabilmente il concetto che tutto ciò che non vi rientra abbia qualche cosa da nascondere in proposito, di cui al post precedente, è pur vero che la riduzione del consumo di farmaci (antibiotici soprattutto, ma non solo) è una priorità.

 

Dettata non tanto – e non solo – dal consumatore (o, meglio, di chi ne rappresenta le istanze, e cioè la Grande distribuzione) ma dalla contabilità.

 

C’è una forchetta molto ampia tra gli allevamenti più virtuosi e quelli che lo sono meno in termini di costo sostenuto per la cura degli animali rapportato al litro di latte prodotto.

 

E questo la dice lunga sul fatto che lavorando sulla selezione, sulle strutture, sul benessere, sui protocolli di gestione si possano recuperare margini di redditività anche significativi.

 

Il che potrebbe essere anche una risposta alla domanda su chi paga i costi del benessere implementato in stalla.

 

Ma torniamo alla questione farmaci e, più segnatamente, antibiotici.

 

In un recente convegno nel vicentino che aveva come filo conduttore il benessere in stalla, si è parlato, tra l’altro, di un sistema di trattamento delle mastiti che vale la pena tenere d’occhio.

 

È un progetto che vede coinvolta Università di Milano (Facoltà di Veterinaria) e Regione Lombardia e si chiama “Mastop”.

 

È basato sulle esperienze dell’impiego del lisato-piastrinico nel trattamento rigenerativo della mastite bovina.

 

Per capire di più, ecco come è stato illustrato dai ricercatori dell’ateneo milanese.

 

Il lavoro è partito dalla scoperta del ricercatore Sheffield, che nel 1997 ha visto che nelle bovine con mastite diminuiscono alcune proteine importanti, ma aumenta la presenza di molecole che intervengono a protezione del tessuto aggredito dai batteri.

 

La mammella, quindi, sembra voglia reagire per contrastare il fattore infettivo che ha generato la mastite.

 

È stata intuita la possibilità di utilizzare le piastrine, in concentrazioni 3-5 volte superiori al normale, per accelerare il processo di difesa.

 

Entro i 30 giorni dal trattamento è emersa una riduzione delle cellule somatiche e l’assenza di recidive. Risultato analogo a quello che si ottiene con l’uso dell’antibiotico.

 

Quanto alle recidive della malattia, poi, i risultati rappresentano che con l’uso di antibiotici la mastite si ripresenta nel 37,5% dei casi, con il concentrato piastrinico la percentuale si riduce al 22%”.

 

Se volete saperne di più, e direi che è d’uopo, cliccate qui.

 

Direi quindi che ci sono tutti gli estremi per tenere d’occhio la cosa: un bel mix tra sostenibilità, benessere e minore utilizzo di farmaci, cosa che fa contenti tutti gli attori della filiera.

 

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