L’eccellenza è un’abitudine

L’eccellenza non deve essere un atto isolato, ma un’abitudine nel nostro modo di concepire quello che facciamo e quello che faremo.

 

Traduco così questa bella frase di Will Durant (“Excellence is not an act, but a habit”), capitatami sott’occhio per caso, che però trovo abbia molto da dire per ognuno.

 

In particolare quando si tratta di lavoro, di creazione, di esercizio di una serie di atti il cui risultato può essere differente.

 

Differente soprattutto, e magari lontano, dall’eccellenza a cui si punta – e non potrebbe essere altrimenti, perché nel lavoro – in ogni lavoro – l’eccellenza non è un optional, ma la via obbligata.

 

Dunque l’eccellenza è un dovere, a cui non ci si può sottrarre quando si è immersi in un ambiente competitivo.

 

E, attenzione, non c’è ambiente di lavoro che non lo sia.

 

La competizione, ad esempio, è con altri in grado di fare quello che facciamo noi e che si propongono sul mercato della consulenza. Come sa bene chi i consulenti li paga, non tutti valgono quello che spende: qualcuno vale di più, ma qualcuno meno.

 

La competizione però è anche quella dei numeri, dei bilanci, dei conti di fine anno che con freddezza dicono se l’azienda ha (e avrà) gambe e fiato per reggere la corsa.

 

Ci sono tanti indicatori a riguardo e anche tante differenze tra una azienda e l’altra, a parità di punti di partenza. La competizione si fa su questi indicatori, sul perché quelli di altri sono, ad esempio, migliori dei nostri.

 

Per farla breve: all’eccellenza non si può rinunciare.

 

Ed è qui che torniamo a Durant, che era anche filosofo, per dimostrare che lo studio della filosofia è di aiuto in ogni ambito del fare, anche nelle situazioni più tecniche e apparentemente aliene da essa.

 

Ebbene, quale insegnamento ci dà la frase con cui abbiamo aperto il pezzo?

 

Semplice: l’eccellenza in un’azienda nasce dall’abitudine, è un susseguirsi di atti e gesti quotidiani e ripetuti. È, se vogliamo entrare nello specifico, è frutto di un lavoro piccolo, umile, ma anche testardo, meticoloso, con passi avanti continui, affinché il livello raggiunto oggi possa divenire il punto di partenza per un nuovo passo avanti domani e così via.

 

 

Non nasce dalla folgorazione del momento, dalla grande scorciatoia, dal risultato eccezionale ma isolato, dalla corsia di soprasso veloce che spesso si rivela effimera nel risultato a lungo termine.

 

 

La quotidianità è il giorno dopo giorno: è qui che ci giochiamo i risultati. Da qui scaturisce l’eccellenza.

 

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