Alla fine della Fiera…

 

Qualche considerazione a caldo su Fieragricola, per chi c’era e per chi non c’era.

 

Innanzitutto è opinione diffusa che sia stato un evento di grande successo, con una ricchezza di partecipanti, di espositori, di offerta tecnologica e di spunti convegnistici decisamente importante.

 

Un successo indiscutibile per questo evento veronese, che da qualche tempo ha imboccato una decisa strada di rilancio i cui frutti sono evidenti.

 

E questo lo si è potuto toccare con mano per la parte zootecnica, che ha sicuramente brillato.

 

La stagione è decisamente propizia, con le esigenze di campagna al minimo e la possibilità per gli allevatori di essere presenti in forze. In forze erano presenti anche le aziende espositrici, con novità interessanti soprattutto nel campo della tecnologia di stalla, mungitura in particolare ma non solo, dato che sempre più la tecnologia e l’elettronica fanno da matrice che collega e raccorda ogni segmento operativo.

 

Questa è la stalla 4.0 ed è la stalla dove, anche grazie alla precisione dei robot, è possibile produrre di più, produrre meglio, consumando di meno.

 

Tanti spunti anche dell’offerta convegnistica, ricca e variegata. Si conferma la positiva tendenza (che già si era vista a Cremona) di affiancare la classica offerta convegnistica da vecchia scuola con tanti workshop più elastici e immediati, con tempistiche più ridotte, col risultato di dare un menù formativo e informativo per tutte le esigenze.

 

Quanto al ring, con gli eventi di Bruna e Frisona, niente da dire: qui si conferma un format di eccellenza che abbina animali da passerella, allevatori appassionati, momenti di pathos e di emozione.

 

Ciò detto, qualche osservazione, ovviamente opinabile.

 

Cremona e Verona, intese come fiere zootecniche così ravvicinate (nel tempo, negli anni di Fieragricola, e geograficamente) possono convivere in una prospettiva di crescita comune o solo di supremazia una sull’altra? Per dirla con una metafora: sono due vasi comunicanti per cui la crescita dell’una può avvenire solo a scapito della decrescita dell’altra o ci possono essere strade per capitalizzare questi due patrimoni della agricoltura nazionale? È una domanda aperta, che moltissimi si facevano in Fiera, alla quale le mosse dei due enti fieristici daranno operativamente la risposta.

 

Andiamo nel ring. C’è grande genetica, ottimi esemplari, tanta emozione, è vero. Ma il pubblico è quello strettamente degli addetti ai lavori. Sono riti che si ripetono immutabili o quasi da decine di anni. Tutto ciò non potrebbe essere un po’ innovato, aggiungendoci una frazione un po’ più “pop”, più appetibile anche per i non addetti ai lavori, per il pubblico generico, che non sa nulla di genetica e che gli animali presenti li chiama “mucche”?

 

Non sono tecnici, certo, ma sono consumatori e si deve trovare il modo di dare anche a loro un ring interessante. Un ring dove si mostri la zootecnia sostenibile, che con non usa antibiotici, che non emette nubi di metano, come invece leggono e sentono ogni giorno.

 

Servono, insomma, anche ring “didattici” per il consumatore, che allarghino la platea del pubblico, dove l’abbinamento uomo e animale che fa latte e carne sia mostrato nella sua forma migliore di passione, cura e attenzione. A differenza delle passerelle di alta genetica, qui siamo ancora all’anno zero.

 

Visitatori tanti, come si è detto, e anche scolaresche. A proposito delle quali segnalo una intelligente proposta di un amico espositore.

 

Perché, anziché lasciarle muovere allo stato brado tra i padiglioni a fare incetta di gadget come cavallette, non programmare un percorso virtuoso tra gli stand, con espositori che si impegnano a garantire momenti di spiegazione e informazione sul settore da loro rappresentato commercialmente?

 

Che sia genetica, tecnologia, alimentazione, c’è un know-how enorme, che potrebbe rendere la giornata in Fiera per gli studenti molto più fruttuosa e interessante. Gli operatori interessati potrebbero segnalare la loro disponibilità per questi percorsi formativi alle scuole tecniche, con l’ente fieristico a fare da raccordo.

 

Ultimo punto: Facebook, Instagram, LinkedIn. Sono diventati il secondo livello di fruizione di una fiera, amplificano le possibilità di vivere e rivivere eventi e situazioni, con continue triangolazioni. Non tanto e non solo per i canali ufficiali, quanto per l’iniziativa dei singoli. Per ora il tutto sta vivendo una fase iniziale spesso fatta di improvvisazione, un po’ naif se vogliamo. Ma il combinato Fiera reale e Fiera social è solo all’inizio e potrebbe far fare una bella accelerata allo svecchiamento di tante immutabili liturgie.

 

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