Selezionare le vacche o selezionare (anche) i batteri ruminali?

 

C’è molto nel rumine che ancora non si apprezza abbastanza e c’è molto nel rumine che potrebbe dare risposte interessanti a domande impellenti, come la riduzione delle emissioni di metano, e a domande sempre attuali, come la massimizzazione dell’efficienza produttiva, il contenuto di titoli, la selezione migliore per arrivare a tutto questo.

 

Il rumine è fonte di risposte anche perché dentro di esso c’è una sterminata popolazione microbica tutt’altro che omogenea e ripetitiva, bensì dinamica e variabile, nel corso della lattazione, in base al tipo di alimentazione e anche al tipo genetico e alla selezione che si adotta.

 

Tutto ciò viene sottolineato in un pregevole pezzo su Dairy Herd che ha il pregio di radunare e sintetizzare tre ricerche di grande interesse pubblicate sul Journal of Dairy Science dedicate alla questione del microbiota ruminale, ai suoi effetti e alle sue dinamiche evolutive nel rumine.

 

Un primo punto: vacche ad alta produzione (di latte e di contenuto in proteine) e vacche a bassa produzione (idem) hanno popolazioni microbiche differenti e anche questo aspetto avrebbe un peso nello spiegare le differenze di prestazioni.

 

Gli autori di questa ricerca (che potete leggere cliccando qui) hanno cercato di vederci un po’ più chiaro, guardando nel rumine di un gruppo di animali con elevate produzioni di proteine nel latte con un gruppo a basse produzioni di proteine nel latte, con i due gruppi scelti in una mandria di bovine nella fase centrale di lattazione e con diete ad elevato tenore di cereali.

 

Cosa hanno notato?

 

La misurazione dei prodotti di fermentazione ha mostrato una concentrazione di acidi grassi volatili ruminali (propionato, butirrato – e la frazione di isobutirrato – e valerato) più alta nelle vacche ad alta produzione rispetto a quelle con bassa produzione. Verificando la composizione microbica ruminale hanno visto che c’era una maggiore varietà e ricchezza di specie batteriche nelle bovine a bassa produzione rispetto a quelle ad alta.

 

Tuttavia, secondo i ricercatori, la differenza non la farebbe la quantità, bensì la qualità dei queste popolazioni.

 

Le bovine ad alte produzioni avevano con maggiore frequenza i Succinivibrio nel rumine, una specie collegata all’efficienza alimentare. Al contrario le bovine a bassa produzione avevano più alte presenze di Clostridium nel rumine, microrganismi che hanno un effetto anche sulla sfera sanitaria della mandria.

 

Dunque c’è una componente batterica ruminale che può fare la differenza.

 

C’è altro?

 

Sì. Perché si evidenzia anche una certa possibilità di selezionare soggetti con popolazioni microbiche ruminali preferibili.

 

E qui arriva una seconda ricerca, volta a verificare se il genotipo della bovina possa esercitare un qualche controllo sulla composizione batterica ruminale (cliccate qui).

 

Che si è visto? Che il 48% dei microbi ruminali rilevati avevano una connessione con il genotipo dell’organismo ospite. In altre parole, veniva rinforzata l’ipotesi che esista una componente genetica della bovina in grado di influenzare in qualche misura la composizione del microbiota ruminale.

 

Ultima questione, ma certo non ultima per importanza: le emissioni di metano.

 

Anche in questo caso la popolazione microbica ruminale ha un suo peso importante, in parte noto e in parte da verificare. Questo studio (clicca qui) mostra alcuni aspetti interessanti. Il metano prodotto nel rumine deriva dalla interazione di una complessa rete di microrganismi ruminali, come noto, che si definisce con la crescita del soggetto e viene influenzata dalla dieta.

 

Tuttavia le emissioni di metano non sono costanti allorché l’animale raggiunge la maturità, ma sembrerebbe che abbiano un andamento differente durante la lattazione. Si è visto infatti che le emissioni di metano differiscono, con un aumento nella fase finale, così come cambiano le popolazioni microbiche ruminali.

 

Che conclusioni trarre? Almeno un paio, anzi tre.

 

La prima è che le popolazioni microbiche ruminali hanno un ruolo chiave nelle prestazioni della bovina e vanno conosciute e “alimentate” al meglio.

 

Secondo: che le emissioni di metano sono strettamente connesse con le popolazioni microbiche ruminali presenti. Non solo, ovviamente, ma anche.

 

Terzo: c’è la possibilità di lavorare anche mediante la selezione, non solo sulle bovine ma anche, attraverso di esse, sulla loro popolazione microbica.