Chiudere gli allevamenti italiani per rimediare ai danni di quelli cinesi? Da ridere, se non ci fosse da piangere

Ormai la litania è talmente ripetuta che ci sarebbe da ridere se non ci fosse tanta malafede che sprizza da ogni dove. È la storia dell’allevamento causa di  ogni problema e di ogni male.

 

Ci sono le siccità? Colpa degli allevamenti.

Ci sono le inondazioni? Colpa degli allevamenti.

Cambia il clima? E di chi volete che sia la colpa, andiamo!

 

E così salmodiando, è un continuo puntare l’indice. Una pratica in cui si dilettano anche giornali considerati seri, o testate giornalistiche televisive, che non mancano di lanciare e rilanciare scoop o presunti scoop.

 

Gira e rigira, sempre lì vanno a parare: l’allevamento.

 

E non serve a nulla ribattere con dati, cifre, analisi, circostanze, come fa ad esempio il prof. Pulina: niente da fare. Un attimo di tregua e poi ripartono.

 

Adesso poi, con l’emergenza del Covid 19 (che, tra parentesi, ha dimostrato quanto anche nel mondo scientifico ci siano personaggi in cerca di notorietà, tesi contrapposte, carriere da costruire. Quanto al giornalismo lasciamo perdere), è ripartita la grande giostra: e il salto di specie qua, e le polveri sottili là, tutto per arrivare al solito noto obiettivo.

 

Ripeto, c’è una testardaggine nel voler ricondurre tutto a una sola causa che farebbe ridere, se non fosse pericolosa.

 

Pericolosa perché, innanzitutto, si scherza con il fuoco. Perché c’è un mondo da nutrire e gli alimenti non si formano nei salotti e nelle redazioni più o meno faziose.

 

E poi perché, quando si parla di allevamenti intensivi come serbatoio di virus vecchi e nuovi, non è la stessa cosa parlare di Asia o di Italia: un conto sono le nostre strutture un conto le megalopoli zootecniche cinesi.

 

Però la tesi bizzarra è sempre quella: per rimediare a certi “orrori” dall’altra parte del mondo bisogna chiudere qui da noi.

 

Così poi importeremo anche gli alimenti da quei posti. Si è visto con le mascherine quanto sia intelligente come politica.

 

La storiella, volgare ma efficace, di colui che per far dispetto alla moglie si azzera gli attributi, direi che calza a pennello. È l’idea fissa di chi pontifica da noi contro i nostri allevamenti, come soluzione ai mali del mondo.

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