Acquisti collettivi? Idea bella, bellissima: eppure…

Acquisti collettivi? Idea bella, bellissima: eppure…

Eppure tutto ciò che viene acquistato, in termini di beni e servizi, difficilmente segue la via dell’acquisto collettivo.

Ognuno fa da sé, nella grande maggioranza dei casi, anche se, lo sa chiunque, l’unione fa la forza nella contrattazione. Certo, questo nessuno lo mette in dubbio, ma il dato non cambia e gli acquisti collettivi riguardano solo una minoranza di aziende.

Ovviamente ognuno è libero di fare come gli pare e, così facendo, avrà le sue buone ragioni, ma secondo logica è difficile credere che il prezzo pagato possa essere competitivo quando ad agire è la singola azienda e non un pool di aziende associate.

E non è solo una questione di prezzo, perché di fronte a richieste di aziende associate, che muovono volumi di prodotto importanti, da parte di chi vende c’è sicuramente una attenzione maggiore, a tutti i livelli.

Provo allora a buttar un paio di possibili ragioni, ma ognuno può aggiungerne di altre.

C’è sicuramente l’individualismo di ogni imprenditore, che vuole essere re a casa sua, e fatica a mettere in condivisione con altri segmenti del suo lavoro e relative scelte. E questo è un dato di fatto che si può misurare in mille altre situazioni.

Poi metterei anche la qualità delle aziende che vendono. In termini di prodotti, certo, ma anche in termini di assistenza tecnica. Questo lega fornitore e cliente in un rapporto che è commerciale, ma anche tecnico e umano ed entrambi questi elementi hanno un peso importante.  È chiaro che, in un meccanismo di acquisto collettivo, tutto diventa più asettico e impersonale.

Bene, detto ciò, tuttavia, si può fare anche un passo oltre, con una piccola riflessione: in tempi di mercato difficili, con tempeste sul versante costi che – abbiamo visto – possono essere improvvise e devastanti, l’approccio individuale agli acquisti è ancora razionale? Quanto incidono sul costo di produzione i maggiori costi che si debbono sostenere o, se preferite, quanto alleggeriscono il costo di produzione i risparmi di un sistema di acquisto collettivo?

Altro punto. Va bene parlare di acquisti collettivi e di risparmi possibili, ma la questione non è finita qui. Perché va riconsiderata la questione dell’assistenza tecnica, il più delle volte di grande valore, che è garantita all’azienda, generalmente, insieme al prodotto.

Ecco perché a mio avviso il concetto di acquisto collettivo può avere la sua migliore collocazione in un quadro strategico di più ampio respiro, che consideri anche altro, in primis tutto quello che è assistenza tecnica.

Un’unione di aziende avrebbe peso non solo nel contrattare acquisti di beni a condizioni più vantaggiose, ma potrebbe anche essere appetibile per stipulare accordi con i migliori professionisti.

Di fatto creando un percorso di valore, con minori costi e binari ben definiti di miglioramento gestionale a vantaggio di ogni singola azienda.

Ci sono cooperative, ad esempio, dove questo avviene e quindi non è fantascienza. O no?

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