Chi spiega al consumatore che il benessere c’è anche in una stalla razionale?

“Durante il lockdown gli italiani hanno privilegiato stili alimentari più salutari, orientandosi verso cibi di maggiore qualità e più sicuri, sia in termini di provenienza che di metodi di produzione. E Made in Italy, Km 0 e biologico sono diventati elementi determinanti nelle preferenze dei consumatori”.

Così uno studio di alcuni mesi fa realizzato da Nomisma sui nuovi trend nei consumi di carne, un’indagine realizzata per Fileni nell’ambito dell’Osservatorio “The World after Lockdown”.

La lettura di questo studio fornisce tanti elementi interessanti, e non solo in una prospettiva di carni fresche. Cliccate qui per vederlo.

Da parte mia vorrei solo evidenziare che, ancora una volta, emerge con chiarezza che la direzione verso cui si è incamminato il consumatore è quella di una produzione di qualità, certo, ma che ha come componenti basilari di questa qualità la mancanza di antibiotici, il benessere animale, le condizioni di allevamento, la sostenibilità

Sono concetti ormai fatti propri, metabolizzati dal consumatore e da esso ritenuti fondamentali per la sua scelta allo scaffale.

Dunque, per chi produce ciò che il consumatore vuole scegliere, non ci sono alternative all’adeguarsi.

Tuttavia la questione è anche di comunicazione.

Perché i desideri del consumatore sono questi, ma per ognuno di essi ci sono mille possibilità di declinazione, che possono portare al risultato finale desiderato. 

Emblematico è il tema del benessere animale: lo sappiamo tutti che può essere ottimamente garantito e realizzato in una stalla razionale, coperta, con tutto ciò che serve per garantire aria, acqua, luce ottimali e benessere in abbondanza (clicca qui)

Lo sappiamo noi, ma non lo sa il consumatore. Non lo sa perché nessuno glielo dice. Perché pochi hanno il coraggio e la capacità di proporre il binomio stalla razionale : benessere animale.

Colpa degli animalisti, dei “compassionevoli” che vogliono un’etichetta che spieghi come si allevano gli animali, se dentro le sbarre o liberi (come viene dato a pensare dal meccanismo – anche grafico –  dell’etichetta proposta che suggerisce già cosa è buono e cosa è cattivo)?

Forse.

Ma soprattutto è grazie all’abitudine consolidata del mondo delle produzioni animali di non considerare necessario comunicare strategicamente cosa si fa, come lo si fa e perché lo si fa in quel modo.

Con il bel risultato che temi come benessere animale, sanità della produzione, rispetto e sostenibilità dell’ambiente (che da sempre sono le basi di chi alleva, nella stragrande maggioranza) sono ora le bandiere sventolate da chi l’allevamento lo contesta e sempre più è in grado di decidere chi, come, quando e quanto alleverà domani.

Condividi questo articolo

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on email
Email

2 Commenti

  • Fa più un’allevamento dove gli animale vengono maltrattati, piuttosto un’allevamento che investe nel benessere dei propri animali, il che penalizza molto anche chi è virtuoso.
    Per una pecora nera ci va di mezzo un intero gregge di pecore bianche.

  • È vero!Io nel mio piccolo cerco di far capire questo concetto a chi mi viene a trovare nella malga dove alpeggiamo il bestiame e produciamo formaggi. È incredibile constatare il distacco che si è creato tra l’agricoltura e la zootecnia in particolare e il consumatore, che ignora la realtà e pensa che le vacche possano vivere felici e “libere “di pascolo e sola erba fresca tutto l’anno, come in una cartolina.E’ difficile spiegare, perché far lavorare il cervello della gente costa fatica, richiede tempo e pazienza, però vedo con soddisfazione che quando partono portano con sé, oltre al formaggio anche un nuovo modo di vedere le cose.Io ho 64 anni ed ho potuto vivere i cambiamenti e gli sforzi che abbiamo fatto per passare dalle vacche legate tutta la vita di mio nonno nelle stalle tradizionali, per poi passare alle stalle con le famigerate poste ” olandesi”, per poi passare alle stalle libere con cuccette sempre migliori, lettiera per asciutte ,paddock esterni, poi con pascolo non solo per il giovane bestiame, ventilatori, spazzole rotanti, ecc..Se pensiamo alle umide stalle legate di una volta magari prese ad esempio dal consumatore odierno ci accorgiamo della strada che abbiamo fatto e dobbiamo esserne fieri, e giustamente comunicarlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *