Balie e allattamento naturale: buona per il vitello, ottima per il racconto

Non è certo una pratica comune quella dell’allattamento naturale del vitello, attuato mediante balie, fino allo svezzamento.

Visto da vicino in un allevamento a conduzione biologica, è una tecnica che può trovare un suo spazio nella corsa alla differenziazione del prodotto e nell’offerta di una nicchia, di immagine e di sostanza, in cui inserisci e da cui trarre qualche vantaggio anche di prezzo.

considerando che il tema del vitello nell’allevamento da latte è uno di quelli che accendono luci sospette, viceversa il poter raccontare una procedura che ripropone un sistema molto vicino alla realtà naturale ha sicuramente un potenziale importante a livello di racconto.

E, vale sempre la pena di sottolinearlo, si vende un prodotto, ma anche (soprattuto?) si vende un’idea di prodotto che si riesce a fare assimilare a chi compra, un’idea che va costruita e raccontata a partire dai punti forti che stanno alla base del prodotto.

Certo non per la grande maggioranza che ha nel prezzo il suo riferimento negli acquisti, ma per quella parte, minoritaria ma con numeri comunque importanti, che mette tra le priorità i temi etici, il benessere    e via dicendo.

Torniamo al vitello e alle balie con una descrizione essenziale.

La vitella fa circa 24 ore con la madre nel box parto, quindi passa i primi 5-6 giorni in gabbietta.

La ragione è semplice: la priorità è il sistema immunitario e solo in gabbietta si riesce a essere certi sulla esatta quantità di colostro che il vitello riceve.

Dai sette giorni circa di vita la vitella passa nel box con la balia (o le balie). Sono box extra-lusso: lettiera e accesso a un paddock-pascolo.

È stata costruita una struttura nuova di zecca: vari box in successione, per fasi di età successive delle vitelle, che sono svezzate attorno ai 90 giorni.

Ogni box ha una o due balie e 3/4 vitelle.

La balia è presa nel gruppo di lattazione. La cosa fondamentale, sottolinea l’allevatore, è la sua indole: non tutte sono adatte a questo ruolo.

Possono essere vacche a fine carriera, vacche con qualche problema (ad esempio di deambulazione): l’importante è che siano di indole materna e si adattino al nuovo ruolo.

La balia resta nel box ad allattare le vitelle, quindi a fine gestazione riprende la trafila del resto delle vacche: partorisce e torna nel gruppo di produzione con mungitura alla mungitrice. Oppure potrebbe fare ancora la balia, se necessario.

Non ci sono automatismi e non si segnala alcun problema per una balia nel tornare, alla lattazione successiva, alla mungitura automatica.

La capacità dell’allevatore la si vede nel gestire il numero di vitelle per balia, in funzione della quantità di latte di cui hanno bisogno e per stimolare l’assunzione di sostanza secca disposizione nella mangiatoia.

Dopo lo svezzamento le vitelle restano in un box contiguo a quelli con le balie, per evitare uno stacco brusco.

Attenzione, segnala l’allevatore, va posta al fatto che le vitelle succhino il latte da tutti e quattro i capezzoli, per mantenere la funzionalità della mammella.

La letteratura (in genere nord europea) indica vari vantaggi per questo sistema: sviluppo più armonico, migliore adattamento al passaggio della manza nel gruppo di lattazione, ovviamente maggiore benessere e, aggiungo io, un’arma di comunicazione formidabile verso chi arriccia il naso sulle tante “crudeltà” di un allevamento da latte, tra cui in primo piano c’è la gestione dei vitelli.

Ovviamente – ripeto – non è una modalità per tutti, ma nemmeno così per pochi come si potrebbe pensare. E smonta in maniera formidabile una delle maggiori obiezioni portate all’allevamento bovino da latte.

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