Chiudere la filiera in azienda? Alcuni ragionamenti da fare (meglio prima)

 

 Chiudere la filiera in azienda e passare alla vendita diretta dei propri prodotti? Possibile, a volte auspicabile, ma è bene farlo con razionalità e freddezza, considerando che, insieme alle luci del recupero di margini di profitto, che altrimenti andrebbero ad altre figure della filiera, ci sono punti critici da non sottovalutare.

 

Ad esempio l’investimento necessario, la competenza professionale per la trasformazione dei prodotti, l’impegno in ore di lavoro e le conseguenze sulla normale attività nella stalla e in campagna, la capacità di sviluppare prodotti originali concorrenziali con quelli offerti dai supermercati, la necessità di costruire una rete di clienti stabile e affezionata, la promozione della propria attività.

 

Le esperienze positive e negative in materia di trasformazione e vendita diretta insegnano a diffidare delle scorciatoie e ad affrontare questa sfida consapevoli che questo significa aggiungere un nuovo lavoro a quello che svolgiamo quotidianamente.

 

In sede di valutazione preventiva è necessario avere ben chiaro cosa andremo a produrre e vendere. Per varie ragioni: le competenze necessarie variano, per stare nell’esempio guida della caseificazione aziendale, per la produzione di formaggi freschi o stagionati, così come cambiano le attrezzature necessarie e il capitale da investire.

 

Proprio quest’ultimo aspetto potrebbe definire un elemento non sempre considerato con attenzione: la difficoltà ad uscire da un’attività. In certe situazioni, infatti, l’entità dello sforzo finanziario intrapreso, se molto elevato relativamente all’azienda, pur in mancanza dei risultati attesi, costringe a perseverare e rilanciare, col rischio di accentuare il danno economico finale se le cose non migliorano.

 

Un altro punto importante che dobbiamo considerare in sede preventiva riguarda concorrenti e prodotti. In sintesi: solo dalla capacità di proporre un prodotto innovativo, che si differenzia dall’esistente passa la nostra possibile nicchia commerciale, dato che non si potrà giocare la carta del prezzo basso, presidiata dalla distribuzione organizzata in maniera pressoché imbattibile.

 

L’innovazione può essere un tipo di formaggio particolare che nessuno sa offrire, con qualche peculiarità di tipo organolettico o salutistico, ma ci si può anche differenziare in termini di recupero di antichi sapori.

 

Attenzione, però: si deve fare in modo che il cliente potenziale la veda, l’annusi, la tocchi, la percepisca, la ricordi, e per questa unicità sia disposto a pagare un prezzo superiore. Ciò significa anche saper comunicare l’unicità dei prodotti, e questo è un altro snodo chiave da considerare.

 

Le strade sono diverse: quello che conta è il risultato.

 

L’immagine dei prodotti e dell’azienda passa anche attraverso un marchio aziendale riconoscibile, che sintetizzi anche graficamente quello su cui si punta. Tanto più se vogliamo provare la via della Distribuzione organizzata.

 

Questo per un piccolo produttore è un percorso arduo (ma non impossibile se si ha una produzione particolare) fatto di volumi certi e costanti da assicurare, di politiche di sconti, qualità e sicurezza certificata costantemente, riconoscibilità, specificità, trattative con buyer condizionate da una sproporzione tra il potere contrattuale del compratore e quello del venditore.

 

I vantaggi sono ovviamente un aumento dei volumi venduti e la possibilità di sfruttare le economie di scala, oltre a un aumento della visibilità che potrebbe riflettersi favorevolmente sulle vendite complessive.

 

Sempre da inquadrare nell’ambito dei punti di forza e di debolezza potenziali di un’attività di trasformazione e vendita, è fondamentale avere chiaro quale sarà il nostro mercato di riferimento e le modalità di approccio con il potenziale cliente.

 

Se l’intenzione è quella di collocare il prodotto mediante uno spaccio aziendale, non si può prescindere da elementi come la vicinanza o la lontananza da strade di grande comunicazione, la facilità di accesso, la comodità (ad esempio la facilità di parcheggio), gli effetti che un aumento del costo del carburante potrebbe via via avere sul numero di visitatori del nostro spaccio.

 

Altro discorso se si pensa di consegnare a domicilio, ma in questo caso si dovrà valutare come siamo attrezzati per il ricevimento e la soddisfazione degli ordini e immaginare la rete logistica per le consegne, che potrebbe rivelarsi più complessa del previsto, dovendo garantire puntualità e regolarità.

 

L’ampiezza del mercato di riferimento potrebbe essere nazionale – o, anche, sovrannazionale – anche per un piccolo produttore, grazie alle possibilità di Internet: un proprio sito, i vari social network, sono elementi ormai indispensabili se si vuole affrontare questa sfida. Non ultimo poi tra i punti da considerare c’è quello della varietà di offerta.

 

Difficile avere una redditività interessante con il monoprodotto, sia che si abbia uno spaccio aziendale sia che si forniscano negozi o ristoranti. La regola è avere una molteplicità di referenze, non limitarsi a pochi prodotti, perché il volume venduto generalmente aumenta in maniera più che proporzionale con l’aumentare di ciò che si produce.

 

formaggi freschi