La rimonta? Noi la facciamo fare agli altri

 

Sono poche, forse pochissime. Ma ce ne sono. Sono le stalle nelle quali la rimonta non si fa e non si alleva, ricorrendo completamente a fornitori esterni.

 

Una prassi che fa saltare sulla sedia molti allevatori, che mai e poi mai rinuncerebbero a quella parte di loro, spesso considerata la principale, che li definisce selezionatori prima e tutto il resto poi. E che quindi la rimonta per la loro stalla non la delegano a nessuno.

 

Questo un po’ per scelta, un po’ per consuetudine.

 

Ma i motivi che portano alla scelta di rinunciare alla produzione della rimonta quali sono e come ci si trova?

 

In aiuto arriva questo allevatore che è passato “dall’altra” parte.

 

In sintesi, in base all’esperienza raccontata (che si somma a quella di altri allevatori conosciuti in passato) ecco cosa vale la pena sottolineare.

 

Tutte le strutture vengono finalizzate alla produzione di latte.

 

Tutti i foraggi prodotti e gli alimenti acquistati, idem.

 

Il carico di liquami e deiezioni da gestire, idem.

 

Tutto il lavoro della giornata, idem.

 

È chiaro che c’è un punto di partenza comune: tutto ciò avviene quando uno di questi elementi è critico e limitato, cosa che costringe a fare delle scelte e concentrarlo laddove rende di più.

 

In genere sono due gli interrogativi più gettonati riguardo a questa soluzione:

  • la sanità della stalla
  • il progresso genetico della mandria, ovvero le scelte genetiche delegate ad altri.

 

Ebbene, che risponde il nostro uomo?

 

Racconta che il loro approvvigionamento di rimonta avviene solo da pochissime stalle, sempre le stesse. Stalle con altissimi standard sanitari, modalità di gestione impeccabili, scelte genetiche condivisibili, piani vaccinali sicuri.

 

Di fatto si crea un legame con i fornitori di manze che li rende una sorta di parte integrante della propria stalla.

 

Le nuove manze entrano in azienda dopo 30-60 giorni dal parto, si fanno un breve periodo in area di sosta e quindi sono immesse nel gruppo di lattazione.

 

Quanto alla questione dei costi, è abbastanza condiviso ormai il fatto che prodursi una manza il più della volte comporta costi paragonabili, se non superiori quando si fa un conto preciso che valuti, ad esempio, anche gli ammortamenti per strutture realizzate appositamente per la rimonta.

 

 

E, altra sottolineatura fatta, riguarda le difficoltà che tutti ben sanno, anche i più bravi, per portare le manze a un primo parto a 23-24 mesi, standard che è la base per tutti i discorsi economici successivi.

 

 

E poi c’è la faccenda fecondazioni.

 

Sgombrato il campo da ogni necessità di combinare soggetti per la selezione, è chiaro che ciò che serve è solo avere gravidanze per avere lattazioni.

 

Quindi, si va tutto di Blu belga, con soggetti provati per facilità di parto onde evitare problemi con le primipare.

 

Praticamente quasi tanti vitelli all’anno quante sono le vacche presenti, e con i prezzi spuntati dall’incrocio non si è tanto lontani dal coprire i costi annui per l’acquisto delle manze.

 

Insomma, anche la questione economica sta in piedi.

 

Poi, come sempre, ognuno fa la sua scelta. E, per questo argomento come per tanti altri, quel che funziona qui può funzionare là, ma anche no, oppure quello che funzionava ieri non funziona più oggi…

 

È questa la ragione per cui non bisogna mai smettere di conoscere, ascoltare, valutare, confrontare. Vale sempre, figuriamoci in un allevamento da latte.

 

 

4 box manze